lunedì 28 marzo 2022

ll legionario

"ll legionario" di Hleb Papou. Con Germano Gentile, Maurizio Bousso, Marco Falaguasta, Ilir Jaçellari, Simona Senzacqua, Giancarlo Porchacchia, Hedy Krissane e altri. Italia, Francia 2021 ★★★★

Gran bella sorpresa il film d'esordio di questo giovane regista d'origine bielorussa ma cresciuto in Italia, che non a caso ha vinto il Pardo d'Oro per la regia al 74° Festival di Locarno dell'anno scorso nella sezione "Cineasti del presente", manifestazione che rimane una tra le più serie e credibili. Si tratta della rielaborazione e trasformazione in lungometraggio del "corto" dallo stesso titolo che Papou aveva presentato per l'esame finale al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma nel 2016, e che già aveva ricevuto un'ottima accoglienza nei festival in cui era stato presentato. Girato con piglio sicuro e mostrando grande dimestichezza con le scene d'azione e sostenuto da un ritmo narrativo serrato (Stefano Sollima e in particolare il suo ACAB, che raccontava le vicende di un gruppo di agenti in servizio presso il reparto mobile della capitale, sono stati senz'altro un punto di riferimento sia da un punto di vista tecnico, sia dell'ambiente umano) racconta la storia di Daniel, di genitori africani ma italiano, anzi, romano a tutti gli effetti, celerino, perfettamente integrato, nonostante il colore della pelle, nella squadra d'appartenenza dove vige un sistema di fratellanza molto stretto e fatto di solidarietà come di complicità: per questo, e per condurre un'esistenza tranquilla e "normale", ha taciuto, ma non rimosso, i legami famigliari e di essere cresciuto in un grande palazzo a San Giovanni (realmente esistente, così come a fatti reali sono ispirate molte situazioni che si vengono a verificare), nel centro della città, occupato per oltre 15 anni da un nutrito e combattivo comitato di inquilini, in cerca di legittimazione del proprio operato, che poi consiste nel diritto di ognuno, dichiarato come tale ma per nulla garantito nei fatti da uno Stato cialtrone e assente, di avere un alloggio in cui vivere dignitosamente, e capeggiato, proprio da Patrick, suo fratello, con cui ha un rapporto conflittuale proprio per la scelta di fare il poliziotto e per avere così tradito la lotta. Ovvio che i suoi sistemi di riferimento entrino in crisi quando al reparto viene ordinato di effettuale lo sgombero dell'immobile: da un lato perfino sua madre gli rinfaccia di avere dimenticato la famiglia, a differenza del fratello, quando preferisce rimanere nel palazzo occupato anziché accettare l'ospitalità di Daniel e della moglie, peraltro in attesa del primo figlio; dall'altro i suoi colleghi cominciano a sospettare che possa essere lui la "talpa" che ha avvertito gli occupanti dell'imminenza di un'operazione di sgombero, in un primo momento abortita all'ultimo momento; ma il giorno in cui verrà effettuata definitivamente, sarà per Daniel quello cruciale in tutti i sensi. Ottimo da un punto di vista registico, il film può risultare un po' acerbo in sede di sceneggiatura, con dinamiche, come quella della contrapposizione tra fratelli, abbastanza prevedibili, ma ha comunque il merito di mettere a fuoco realtà scomode, su cui non si chiude un occhio ma due, come quella di centinaia di migliaia di persone, nella stragrande maggioranza lavoratori legali, che in questo Paese non possono fruire di un'abitazione, e non si stratta solo di nuove realtà multietniche, che ormai non si possono nemmeno chiamare recenti, esistendo da almeno una quarantina d'anni, perché in tale situazione si trovano anche moltissimi italiani, e non solo di seconda generazione. Bravissimo Germano Gentile, in grado di rendere con misura e attenzione i turbamenti di Daniel, il protagonista. Complimenti e auguri per la carriera a Hleb Papou: io scommetto su una sua conferma alla prossima occasione, perché al ragazzo la stoffa non manca, e nemmeno il coraggio. 

Nessun commento:

Posta un commento