"A cena con il dittatore" (La cena) di Manuel Gómez Pereira. Con Mario Casas, Alberto San Juan, Asier Etxeandia, Nora Hernandez, Oscar Lasarte, Martin Páez, Elvira Minguez, Ferran Gadea, Carlos Serrano, Eva Ugarte, Xavi Francés, Antonio Resines e altri. Spagna, Francia 2025 ★★★★+
E' consolante che un film che sbeffeggia la presa del potere di Franco nel 1939, dopo tre anni di guerra civile seguita al suo Alziamiento del luglio 1936 contro il legittimo governo repubblicano, sia stato campione di incassi in Spagna, dove il passato non è mai davvero passato, almeno per quella parte di Paese che si riconosce in Vox, il partito gemello dei "Fratellos" italiani, al cui congresso del 2021 la cui leader, nonché nostra attuale presidenta del Consiglio, sbraitava il celebre ritornello "Yo soy Gioggia". Basata sulla pièce teatrale La cena de los generales, scritta nel 1998 da Luis Alonso de Santos, a cui sono occorsi 10 anni per essere rappresentata, questa commedia grottesca tipicamente spagnola, carica di humor negro, immagina una sorta di rivalsa dei perdenti a due settimane soltanto dalla caduta di Madrid, quando Franco, per celebrare la vittoria falangista, ordina di organizzare, oggi per oggi, una cena per i suoi generali al Palace, l'albergo più lussuoso della capitale, incaricando all'uopo il tenente Medina (Mario Casas), che dirigerà le operazioni assieme al maître d'hôtel Genaro (Alberto San Juan). Peccato che il salone delle feste sia stato nel frattempo trasformato in un ospedale da campo, e che i viveri, in una città sotto assedio da anni e ridotta alla fame, scarseggino, tranne ovviamente che al mercato nero, di cui i fascisti negavano l'esistenza, anche e soprattutto a onta dell'evidenza. E, cosa ancora più grave, la brigata di cucina del Palace si trovi in carcere, in attesa di essere giustiziata, in quanto interamente composta da repubblicani, "perché tutti i migliori cuochi di Madrid sono rossi". A differenza dei camerieri, tra cui prevalgono gli amici del nuovo regime, guarda caso. Come da noi i giornalisti, per esempio. Si tratta così di liberarli limitatamente alla preparazione di una cena all'altezza dell'illustre anfitrione: il Caudillo de España. Se il cuoco Antón si rifiuterà di accettare e verrà freddato con uno sparo in fronte dal falangista Alonso, gli altri sapranno approfittare della situazione per darsela a gambe e raggiungere, come altre centinaia di migliaia di compagni, la Francia non prima, però, di aver ammannito una cena sopraffina. In unità di tempo e luogo la pellicola illustra dunque i frenetici preparativi e descrive in maniera credibile caratteri e ambiente dell'epoca, per quanto in termini di farsa, ma mai sopra le righe. Ovviamente sono presi di mira principalmente i vincitori, in tutta la loro boria, arroganza, imbecillità e profonda ignoranza, ma ce n'è anche per alcuni vezzi tipici della sinistra. Alla coppia di protagonisti si aggiunge una prestazione eccellente da parte di un gruppo affiatato di ottimo caratteristi, e tutta l'allegra compagnia, cfr. cast, ha l'aria di essersi divertita un mondo durante le riprese. All'altezza delle interpretazioni anche la gustosa colonna sonora, ritmi sostenuti, durata ottimale (un'ora e 45'), un film perfetto per farsi quattro risate, di cui mi guardo bene dallo svelare ulteriormente la trama e, soprattutto il finale, a sorpresa.






