"Il caso 137" (Dossier 137) di Dominik Moll. Con Léa Drucker, Jonathan Turnbull, Solan Machado Graner, Sandra Colombo, Mathilde Roehrich, Stanislav Merhar, Guslagie Malanga, Genevève Minch e altri. Francia 2025 ★★★★+
Stéphanie Bertrand, magnificamente impersonata da Léa Drucker, è un tenente della IGPN, Ispettorato Generale della Police Nationale, che indaga per l'appunto sui reati commessi dagli agenti in servizio: nella fattispecie il ferimento, con gravi conseguenze, di un ragazzo di vent'anni, Guillaume, colpito alla testa da un proiettile di gomma ai margine di una manifestazione dei Gilets Jaunes l'8 dicembre 2018 sugli Champs Elysées, a Parigi. Il giovane era venuto nella capitale dalla provincia assieme alla sorella, al ragazzo di questa, Rémi, testimone diretto dell'accaduto, arrestato e non ritenuto credibile, e alla madre, che sporge la denuncia anche per i danni permanenti subiti dal figlio. La famigliola non faceva parte di gruppi organizzati, e l'adesione alla protesta contro i tagli alle spese sociali era stata anche l'occasione di una gita nella sfavillante metropoli, trasformandosi però in un incubo. Come c'era da aspettarsi (il film si ispira a fatti realmente accaduti) l'inchiesta si infrange su un muro di omertà da parte degli agenti coinvolti e dei loro responsabili, in nome di una solidarietà di corpo di un apparato poco amato dalla popolazione ma a sua volta sfruttato, sottopagato, male equipaggiato e preparato, mandato spesso allo sbaraglio da governi che, con le loro politiche, sono i primi responsabili del malcontento generale e delle proteste conseguenti e che, si sa, in Francia sono particolarmente decise e durature. Con infinita pazienza, e pur sottoposta a pressioni concentriche, da parte dei superiori come dei colleghi, compresi l'ex marito, agente pure lui e la sua nuova compagna, peraltro pure sindacalista della polizia, Stéphanie circoscrive le circostanze dell'accaduto, e prende particolarmente a cuore la vicenda quando scopre che la famiglia del ragazzo abita nella cittadina di cui è originaria lei stessa e dove vivono i suoi genitori, che conoscono la madre di Guillaume ma non si peritano di farglielo sapere, dubbiosi come sono essi stessi che la figlia andrà in fondo alla faccenda riuscendo a ottenere giustizia. Stéphanie non si scoraggia e, durante un sopralluogo sulla scena del fatto, si accorge che c'era la possibilità che ci fosse un testimone diretto dell'accaduto, affacciato alla finestra di un albergo che dà sulla strada in cui è stato colpito Guillaume. Lo scova, e si tratta di una cameriera che aveva pure girato un video dell'accaduto col suo cellulare, ma pure lei, straniera e di colore, recalcitra per la scarsa fiducia che ha nella giustizia, quando si tratta di emarginati, ma Stéphanie riuscirà a convincerla. Gli agenti coinvolti non potranno più negare l'evidenza e si scoprirà che i colpi sparati sono stati due e da due armi diverse, ma la via d'uscita consiste nel fatto che la perizia balistica non è in grado di stabilire con certezza da quale arma è partito lo sparo che ha colpito Guillaume, che quindi non potrà ottenere alcun risarcimento mentre i due agenti che hanno sparato saranno prosciolti. Vince insomma la ragion di Stato, che non vuole inimicarsi ulteriormente coloro che manda a metterci la faccia e a rischiare la pelle al posto di chi governa, e a Stéphanie verrà pure rinfacciato di essere stata fin troppo solerte per il solo fatto di venire dalla stessa cittadina dei denuncianti, e di avere incontrato la madre di Guillaume nel corso dell'indagine, ma non subirà ulteriori conseguenze. Il caso 137 si chiude così. Il grande merito del film, stringato, preciso, molto bene interpretato, girato con mano sicura, è di non giudicare e mostrare le comprensibili ragioni di tutte le parti in causa, che pure esistono: quello che sicuramente è in crisi, in Francia come da qualsiasi altra parte, è il rapporto di fiducia tra cittadini, specie quelli subalterni, con le forze dell'ordine che rappresentano e difendono uno Stato che tende a escluderli. Una vecchia storia, e in Italia ne sappiamo qualcosa. Da vedere.






