domenica 25 gennaio 2026

La grazia

"La grazia" di Paolo Sorrentino. Con Toni Servillo, Anna Ferzetti, Milvia Marigliano, Orlado Cinque, Massimo Venturiello, Giuseppe Gaiani, Giovanna Guida, Simone Colombari, Rufin Doh Zeyenouin, Guè e altri. Italia 2025 ★★★★★

Undicesimo lungometraggio di Paolo Sorrentino e settima volta di Toni Servillo come protagonista assoluto, questa volta come presidente della Repubblica a fine mandato,  affiancato da una bravissima Anna Ferzetti, finalmente valorizzata come merita, nel ruolo della figlia che funge da Prima Dama, e una meravigliosa Milvia Marigliano in quello Coco, amica e confidente dai tempi del liceo, il suo opposto caratteriale. Uomo del dubbio, cattolico praticante, Mariano De Santis, raffinato giurista nonché autore di un manuale conosciuto come una cima himalayana da scalare dagli studenti di giurisprudenza, è nel semestre bianco, momento conclusivo del suo incarico, una sorta di limbo in cui i suoi poteri sono ridotti ma in cui rimangono sospese due pratiche di grazia da concedere e una legge sull'eutanasia che esita di firmare. Pratiche a lungo studiate dalla figlia Dorotea (nome certo non scelto a caso) e sulle quali esercita quella che era la maggiore dote dei politici di razza, quelli della cosiddetta Prima Repubblica, di cui rappresenta una delle ultime espressioni: il dubbio, lontano anni luce dal decisionismo irriflessivo e spettacolarizzante che caratterizza i governi del "fare" che si sono succeduti negli ultimi quarant'anni di degrado del Paese. Il film coglie Mariano De Santis in un momento di bilanci; sia della sua carriera politica, sia della sua vita privata: ama ancora intensamente la moglie Aurora, scomparsa otto anni prima, ed è ossessionato dal non conoscere l'identità dell'uomo con cui lei l'ha tradito l'unica volta (forse un collega di partito?), i dialoghi con la figlia, che gli fa anche da prima consigliera, investono sia il lato giuridico, sia quello privato (l'altro figlio, musicista, si è trasferito di Portogallo e si occupa di musica leggera e non classica, come avrebbe desiderato il padre). L'uomo, soprannominato "il carro armato", in sostanza è solo con i suoi pensieri, quelli più profondi e intimi li condivide con l'amica Coco, una critica d'arte esuberante, personaggio splendido che ricorda da vicino Dadina de La grande bellezza, quelli etico-filosofici con lo scattante papa nero che si aggira in motorino nei giardini vaticani, quelli politici e giuridici con Dorotea, l'amico ministro della Giustizia e col presidente del Consiglio, le sigarette che fuma di nascosto (gli manca un polmone e la figlia lo tiene ostaggio di una dieta rigorosa) e altre considerazioni non meno profonde con il colonnello dei Corazzieri che di fatto è il suo attendente personale; lo si vede alternarsi nella dimensione privata nei corridoi del Quirinale (riprodotto in alcuni palazzi torinesi), in quelle pubbliche nei cortili (esilarante la scena in cui accoglie il presidente del Portogallo) o in trasferta, come nella foresteria degli Alpini in Piemonte o alla Prima della Scala a Milano: Servillo è straordinario nell'esprimerne con estrema misura ogni sfumatura dei suoi umori e dei suoi pensieri, sia con l'espressione del volto e le movenze, sia con la voce. Ogni scena suscita una riflessione, come sempre in Sorrentino nulla è lasciato al caso, anche se i suoi detrattori sottolineano un manierismo e un ricorso ad allegorie e metafore che personalmente trovo invece sempre pertinenti e stimolanti. Anche ne Il Divo e in Loro Sorrentino aveva affrontato uomini di potere sostanzialmente soli come Andreotti e Berlusconi, il primo per il suo cinismo e il secondo per la sua egolatria: qui abbiamo un uomo sospeso nel dubbio, tra dimensione pubblica e privata, passato e futuro, sia personale, sia per quanto riguarda il Paese, che si rende conto (sintomatica l'incursione di Guè e del suo rap nel repertorio ascoltato da Se Santis) di non poter utilizzare per il futuro i metri di giudizio di un passato che non appartiene più ai giovani di oggi, a cui è necessario dare fiducia: il suo stesso non semplice rapporto con i figli è sintomatico della fatica nel cedere loro il passo, ma alla fine lo farà, così come firmerà la legge sull'eutanasia e, ricorrendo a un raffinato escamotage giuridico firmerà la grazia che meno ci si aspettava concedesse, quella richiesta da una donna che ha ucciso il marito che la maltrattava "per troppo amore", e non quella di un uomo che ha soppresso la moglie malata di Alzheimer, convinto invece che non ne fosse innamorato. Svelo il finale perché non si tratta di un giallo in cui lo scopo è indovinare il colpevole ma di un percorso che lo spettatore è invitato a seguire per capire le riflessioni di un uomo anziano, carico di responsabilità, che al termine della sua vita pubblica, ma anche nella fase finale di quella privata, deve fare i suoi conti e cercare di venire a patti con sé stesso e le sue contraddizioni. Un altro film di Sorrentino che rasenta la perfezione: dialoghi, fotografia, interpreti, colonna sonora funzionano a meraviglia, da tempo non abbiamo autori più completi e significativi di lui. 

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