sabato 17 gennaio 2026

Father Mother Sister Brother

"Father Mother Sister Brother" di Jim Jarmusch. Con Tom Waits, Adam Driver, Mayim Byalik, Cate Blanchet, Charlotte Rampling, Cate Blanchett, Vicky Krieps, Sarah Greene, Indya Moore, Luka Sabbat. USA, Irlanda, Francia 2025 ★★★★1/2

Leone d'Oro all'ultima edizione della Biennale Cinema di Venezia, Father Mother Sister Brother non tradisce le aspettative che, nel caso di Jim Jarmusch, sono giustamente alte. In tre episodi, il regista forse più "europeo" tra gli statunitensi fa una radiografia ironicamente affettuosa di tre possibili modalità di relazioni famigliari, ambientandoli in tre città e contesti completamente diversi, ma con alcuni elementi che li collegano e fanno da paradossale filo conduttore: un Rolex di dubbia autenticità indossato da uno dei personaggi (quello più "sbananato" del gruppo); un curioso e insensato modo di dire britannico; dei brindisi con bevande non alcoliche, tè, caffè o acqua; un trio di skaters che a un certo punto sfrecciano a fianco dei personaggi; svolgersi in località che i protagonisti definiscono Desolandia. In un amena località del Nord Est degli USA Adam Driver e Mayim Byalik vanno a trovare l'eccentrico padre Tom Waits, di cui temono l'apparente deriva senile dopo la morte della moglie, per rassicurarsi sulle sue condizioni: quando occorre, il figlio gli dà una mano economicamente, la figlia non ha quasi più contatti con lui. Il vecchio sta al gioco, li accoglie creando volutamente nell'imminenza del loro arrivo un ambiente trascurato e fingendo di essere più fuori fase di quanto non sia davvero: domina l'imbarazzo, poche le parole, a esprimere i rispettivi stati d'animo e retropensieri bastano le espressioni degli interpreti e alcuni dettagli inquadrati doviziosamente dalla camera da presa; la sorpresa verrà quando, dopo una permanenza ridotta ai "minimi sindacali", i due fratelli se ne andranno, perché in realtà il genitore non vedeva l'ora di levarseli dai coglioni avendo ben di meglio da fare. Nella periferia di Dublino sono due sorelle, quanto più diverse, Cate Blanchett, quella "regolare" e goffa, Vicky Creeps quella svalvolata, irrisolta e pure lesbica che però non vuole rivelarsi tale, a rendere la visita annuale per un tè dalla madre, una rigida e formale Charlotte Rampling, una scrittrice famosa del tutto autoriferita e anaffettiva, quanto mai "british": le due sorelle, nonostante le differenze, sono tacitamente alleate e legate, accettandosi molto di più di quanto non faccia la madre nei loro confronti. A Parigi invece si ritrovano due gemelli, maschio e femmina, sui vent'anni, a rendere l'ultima visita all'appartamento dove sono cresciuti dopo averlo svuotato in seguito all'improvvisa morte dei loro genitori, scomparsi in un incidente di volo sul piccolo aeroplano che loro stessi pilotavano in giro per il mondo: a interpretarli due attori pressoché sconosciuti, a differenza dei due casi precedenti, due freaks del Ventunesimo secolo, due "irregolari" come del resto lo erano i loro genitori, adolescenti nei Settanta, i quali vengono ricordati con grande e sentito affetto e riconoscenza dai due fratelli, che ne hanno seguito in qualche modo le orme, fuori dal sistema sia per interessi sia per mentalità. Non a caso sono l'unica famiglia armoniosa del film: meglio irregolari che morti viventi, secondo la sana filosofia dell'autore. Che si conferma di una sensibilità rara, capace di parlare più con le immagini che con le parole, del resto mai casuali, e che ottiene i migliori risultati possibili dai sui interpreti lasciando loro mano libera, coerentemente col suo modo di vedere le cose: motivo in più per farmelo amare. Un film uscito nel periodo più appropriato, quello natalizio, dedicato alla (finta) armonia famigliare nella massima espressione del consumismo più becero e avvilente. 

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