"I colori del tempo" (La venue de l'avenir) di Cédric Klapisch. Con Suzanne Lindon, Abraham Wapler, Julia Piaton, Vincent Macaigne, Zinedine Soualem, Paul Kircher, Vassili Schneider, Cécile de France, Sara Giraudeau e altri. Francia 2025 ★★★
Una commedia garbata, fantasiosa, tipicamente francese (Oltralpe è stata campione di incassi), ideale per trascorrere due ore serene in rilassatezza, che è anche, per una volta coerentemente col titolo della versione italiana, un viaggio nel tempo, quello attuale, nevrotico e frustrante, e quello vibrante e fiducioso nel futuro della fin de siècle (il diciannovesimo) nella Parigi della Belle Epoque, e allo stesso momento nei colori, quelli della Normandia e dei dintorni della Ville Lumière, tramandati dai pittori impressionisti dell'epoca, a cui il film rende omaggio. Lo spunto è la convocazione, al giorno d'oggi, dei discendenti della proprietaria di una magione ormai abbandonata in Normandia da parte di un'immobiliare che desidera acquistarla, assieme ai terreni circostanti, per una speculazione edilizia: la trasformazione in un centro commerciale. Il gruppo sceglie quattro suoi rappresentanti che si incaricano di andare a verificare la situazione in loco per decidere il da farsi: lì, tra vecchie fotografie, alcuni quadri (uno in modo particolare, che si rivelerà un Monet), lettere, oggetti vari, ricostruiscono la vita di Adèle che, attorno al 1895, aveva lasciato per un periodo la casa, dopo la morte della nonna che l'aveva cresciuta, per andare a Parigi a cercare la madre che non aveva mai conosciuto ma che spediva alle due donne ogni mese il necessario per vivere. La vicenda si sviluppa così su due piani temporali: la ricostruzione dell'avventura parigina della ragazza, aiutata a orientarvici insieme a due ragazzi conosciuti durante il suggestivo viaggio in battello verso la capitale, Anatole, pittore, e Lucien, fotografo, la "nuova arte" (sono altresí gli anni della nascita del cinema, e il cuore della vita artistica e intellettuale era Montmartre, allora in parte ancora un borgo di campagna), tra personaggi famosi o che lo sarebbero diventati e, appunto il ritrovamento della madre che sarà traumatico ma il confronto con la realtà formativo per lei, il suo carattere e il suo futuro. Parallelamente anche i quattro "delegati" dei famigliari, tra una trasferta e l'altra tra Parigi e la Normandia, non solo faranno progressiva conoscenza della loro progenitrice ma anche tra di loro (un creatore di video, un insegnante di letteratura, una ingegnera dei trasporti e un apicultore ecologista), diventando in qualche modo famiglia e solidali e trovando, in un gioco di specchi, ognuno riscontro di sé stesso in Adèle o nei personaggi che ha incontrato durante la sua avventura parigina più di un secondo prima. Il tocco è leggero, lievemente ironico, affettuoso, complice e il risultato è un film popolare, senza velleità intellettualoidi, piacevole e ben confezionato e recitato da interpreti capaci di empatia che riescono a far voler bene ai loro personaggi. Un film adatto alla stagione primaverile appena iniziata, insomma: niente di più e niente di meno, ma abbastanza.

Nessun commento:
Posta un commento