"Un anno di scuola" di Laura Samani. Con Stella Wendick, Giacomo Covi, Pietro Giustolisi, Samuel Volturno, Magnus Krepper, Silvia Gallerano, Maurizio Zacchigna e altri. Italia 2025 ★★★★+
Rivelatasi al grande pubblico cinque anni fa con il sorprendente Piccolo corpo, suo primo lungometraggio, Laura Samani si conferma ampiamente con Un anno di scuola, che adatta, attualizzandolo, un bellissimo racconto di Giani Stuparich uscito nel 1929 e ambientato nella Trieste del 1909. Parlare di adolescenza non è mai facile, col rischio immediato di cadere nel luogo comune e nella caricatura, quindi nella mancanza di credibilità, così come non lo è lavorare con degli esordienti e meno ancora su un testo che è un classico, che tale diventa perché, appunto, fotografa una situazione di passaggio che è di per sé eterna. Se nel libro di passaggio, oltre all'età dei protagonisti, è l'epoca, nell'imminenza della Grande Guerra e della caduta dell'Impero Austroungarico, di cui Trieste faceva parte, nel film della Samani è il 2007, anno in cui, con l'entrata della Slovenia nello Spazio di Schengen, è caduta anche l'ultima frontiera ereditata dalla Guerra Fredda. La storia, semplice, è basata sull'arrivo, in una classe tutta maschile dell'ultimo anno di un istituto tecnico, di Fredrika, una ragazza svedese (il padre è stato mandato in Italia per tagliare teste in uno stabilimento siderurgico): una una miccia innescata in un ambiente in tempesta ormonale ma che lega subito con un terzetto di ragazzi con cui fa gruppo, ossia Antero, riflessivo e "alternativo", da cui è attratta e col quale entra di più in confidenza, Pasini, il disadattato (reduce da un trauma famigliare) e il protettivo e tranquillizzante Mitis. Tra bevute, soggiorni nella "trappola", l'ex tipografia del nonno di Mitis trasfromata nel covo che utilizzano per starsene per conto loro, escursioni sul Carso (un punto di svolta del racconto avviene in un casotto doganale dove correva la frontiera su una strada secondaria), giri notturni sulle rive e nei locali della città dopo le ore di scuola, si svolge l'anno che precede la maturità: un tempo che per tutti al momento in cui lo si vive sembra eterno e in cui avvengono i cambiamenti più significativi e scoppiano anche le contraddizioni più grosse, quelle che lasceranno un segno anche se ci si perde. Insomma, un punto di svolta. Sembra banale, ma non lo è renderlo: né sulla pagina, né sullo schermo, ma Samani ci riesce benissimo, e suo ulteriore merito è farlo rendendo protagonista, oltre ai quattro ragazzi della "banda", una città che non è Roma, Milano o la cinematografica Torino di tanti film italiani degli ultimi tempi ma una città marginale e poco conosciuta, con la sua atmosfera tra il mitteleuropeo e il veneziano, la sua parlata ibrida che è lontana anni luce dal romanesco cinematografico dilagante, fuori dagli schemi italiani (proprio perché lo è assai poco). Si respira un'aria diversa, in questo film, il cui segreto è l'autenticità. Da non perdere assolutamente.

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