"…che Dio perdona tutti" di Pierfrancesco Diliberto (Pif). Con Pif, Giusy Buscemi, Franscesco Sanna, Carlos Hipólito, Maurizio Marchetti, Domenico Cusumano e altri. Italia 2026 ★★★1/2
Alla sua quarta regia il buon Pif non perde la sua verve ironica, dissacrante con leggerezza, caustica con dolcezza (in questo caso un profluvio, avendo a che fare, oltre che con l'Altissimo, con la sublime arte pasticciera), capace di divertire quanto di far riflettere, e confeziona una commedia siciliana, anzi: orgogliosamente palermitana, tratta dal suo romanzo omonimo uscito nel 2018. Qui impersona Arturo, un agente immobiliare efficiente, il migliore dell'agenzia di Tommaso (Francesco Sanna), suo amico da sempre nonché compagno di calcetto, dove essendo il più scarso è relegato in porta. Per il resto è un brombolone, nu pinnuluni in dialetto locale, single, imbranato, ma appassionato e vero esperto di dolci, di cui l'isola è un paradiso in terra, che assaggia e descrive in ispiratissimi video che pubblica in rete. Un giorno le capita come cliente Flora (Giusy Buscemi), l'affascinante discendente da una dinastia di pasticcieri rinomata in città, alla ricerca di un locale in cui mettersi in proprio per innovare un po' la tradizione: è colpo di fulmine, inevitabile. C'è un problema: lei è una fervente cattolica e lui è agnostico, e l'ultima volta che ha pregato è stata in occasione della partita Italia-Brasile del 5 luglio 1982 al Sarriá di Barcellona, che avrebbe spianato la strada alla conquista del Mondiale di Spagna di quell'anno. Il tocco autobiografico non poteva mancare. Per conquistarla, dunque, cercherà di convertirsi, ma come tutti i "redenti" peccherà in eccesso di zelo, col rischio di rovinare tutto, specie quando si renderà disponibile a partecipare come sostituto di un notaio a una Via Crucis pasquale (ispirata a quella di Brian di Nazareth dei mitici Monty Python) asserendo di conoscerne tutti i passi e che avrà un esito raccapricciante. A ispirarlo in tal senso è l'apparizione, in un delirio glicemico causato dall'ingestione di un'intera guantiera contenente ben 35 sciù, nel salotto di casa niente meno che del compianto ex pontefice Jorge Bergoglio (Carlos Hipólito) che lo consiglia nelle varie fasi del corteggiamento e gli lascia in dotazione il Vangelo a cui ispirarsi. Con lui avrà un lungo colloquio in confessionale, spassoso ma carico di spunti di riflessione e tanto buon senso da parte del papa, che è un po' il filo conduttore del racconto, tra fede, agnosticismo e gastronomia siciliana, e alla fine, nel momento in cui non solo la relazione con Flora, ma anche l'amicizia con Tommaso e la sua stessa posizione lavorativa saranno davvero sul punto di rottura, in un analogo delirio iperglicemico da ingestione smodata di sciù Papa Francesco apparirà anche alla ragazza... E tutto si sistema, perché, come diceva il francescano argentino, alla fine Dio perdona sempre. Per quanto a tratti di trama esile, il film convince ed è piacevolissimo, sincero, primaverile: affronta lievemente tematiche altrimenti pesanti, e lo fa con intelligenza e buon gusto, senza far mancare quel pizzico di satira e umore nero che non guasta mai. Ben interpretato da tutto il cast, è ovviamente anche un omaggio alla raffinata e ricchissima pasticceria siciliana, oltre che al suo capoluogo, anche nei suoi aspetti meno cartolineschi, e alla sua gente, per cui si esce dalla sala di buon umore e ben disposti verso il prossimo, il che di questi tempi è un bene prezioso e un ottimo risultato per un film. Ma anche con l'acquolina in bocca e bramosi di cannoli, cassate e iris a volontà.

Nessun commento:
Posta un commento