giovedì 12 marzo 2026

Il mago del Cremlino - Le origini di Putin

"Il Mago del Cremlino - Le origini di Putin" (Le Mage du Kremlin) di Olivier Assayas. Con Paul Dano, Alicia Vikander, Jude Law, Tom Sturridge, Jeffrey Wright, Will Keen II a altri. Francia 2025 
★★★★1/2

Se un film ti inchioda alla poltrona per due ore e quaranta minuti, durante i quali non mi è mai capitato di dare un'occhiata all'orologio, e alla fine vorresti che non terminasse con un colpo di pistola sparato da uno sconosciuto di cui ti piacerebbe che fossero svelati identità e movente, purché non comparissero i titoli di cola, significa che è degno di nota perché funziona in tutti i suoi aspetti. Regia, sceneggiatura, interpreti, fotografia, semplicemente tutto. Adattamento dell'omonimo romanzo di Giuliano da Empoli a opera del brillante regista francese in collaborazione con Emmanuel Carrère, più addentro di lui nelle vicende russe e presente personalmente in un cameo, la pellicola di Assayas ricostruisce in maniera verosimile ma per nulla pedissequa e scontata i retroscena della sorprendente salita al potere di Vladimir Putin, ex colonnello del KGB, i servizi segreti dell'ex URSS, che aveva abbandonato nel 1991, dopo il suo scioglimento, per intraprendere la carriera politica nell'amministrazione della natia San Pietroburgo, fino a diventare vice del Anatolij Sobčak, sindaco riformista della  città e figura di spicco della perestrojka. Lo fa, per storicizzare la vicenda, facendola raccontare da chi ne fu l'eminenza grigia, ossia il "mago" del titolo, Vadim Baranov, un personaggio fittizio, reso in maniera inquietante dal volto eternamente enigmatico di Paul Dano, personaggio ispirato a Vladislav Surkov, che almeno fino al 2020 è stato uno dei principali consiglieri del leader russo, a colloquio con un giornalista statunitense: entrambi questi ultimi trovano un punto di partenza comune nell'ammirazione per Evgenij Zamjatin, autore del romanzo distopico Noi, pubblicato nel 1924, che aveva a sua volta ispirato George Orwell per 1984, e questo è già estremamente significativo. Negli Anni 90, dopo il crollo dell'URSS, a Mosca il clima era effervescente almeno quanto durante gli anni della NEP, tra il 1921 e il 1928, e altrettanto rivoluzionario: crollato il regime che aveva imbalsamato il Paese per settant'anni, le energie represse avevano preso sfogo in tutte le direzioni immaginabili e in questo crogiolo, dove accadeva tutto e il suo contrario, si stavano ridistribuendo rapidamente le ricchezze (a cominciare dai beni pubblici finiti nelle mani degli oligarchi, quasi tutti legati in qualche modo al vecchio sistema) e ridisegnando le mappe del potere. E' in questa atmosfera confusa ma fertile che si sviluppa la carriera di Baranov, un intellettuale e figlio di intellettuali fedeli al partito attratto dal teatro d'avanguardia e dal mondo della comunicazione che, soprattutto dopo l'incontro con Xsenia (Alicia Vikander), altro personaggio attivo nell'area della sperimentazione artistica e capace di adattarsi ai tempi che cambiano, entra in contatto col mondo politico, lavorando come ideatore di reality show nella principale televisione russa, proprietà di Boris Berezovskij (Will Keen II), primo finanziatore del partito Unione, quello di Putin, e suo principale sostenitore fino ad avversarlo e chiedere asilo politico nel Regno Unito nel 2003, dove morì dieci anni dopo. E' proprio Berezovskij a farne il principale consigliere dell'uomo di Leningrado, ritenendo di poterlo così condizionare e indirizzare un volta giunto al potere, ma si sbaglia due volte: perché Putin, interpretato da un Jude Law in forma strepitosa, ha le idee molto chiare su quello che vuole e il suo sodalizio sempre più solido con Baranov, uomo di comunicazione e "narrazione" nonché mente creativa, è funzionale a capire anche il come realizzare i propri obiettivi. Vediamo così la coppia attraversare, in un rapporto sempre più simbiotico, tutte le tappe successive, dai rapporti altalenanti con gli oligarchi (tra cui Dmitrij Sidorov, già amico di Baranov in gioventù e diventato inviso al Cremlino) all'affondamento del sottomarino nucleare Kursk e la scelta di sacrificarne l'equipaggio, ai conflitti ceceni, fino alle guerre di reciproca disinformazione con l'Occidente alla base delle "proteste" di EuroMaidan nel 2014 che avrebbero portato alla crisi dei rapporti con l'Ucraina (fino alla situazione attuale). Un film complesso, di fatto sul rapporto tra la realtà (sempre più oscura) e il suo racconto pro domo sua da chi detiene il comando, sulla manipolazione della cittadinanza per ottenerne il consenso, sulla teoria del caos applicata alla politica e che vale per tutte le parti in causa: in questo senso non l'ho percepito come un film ostile alla Russia, perché è una questione che riguarda tutti i sistemi di potere che operano attualmente sul pianeta, e ha a che vedere anche con il moltiplicarsi delle tecniche informatiche, ultima l'applicazione dell'Intelligenza artificiale, i cui effetti sono ancora incerti ma saranno sicuramente devastanti per quanto riguarda il condizionamento delle masse. Forse è stata scelta la parabola di un personaggio come Putin perché, al di là di pregi e difetti, a livello di intelligenza politica assieme al suo collega cinese è sicuramente di qualche spanna superiore agli altri protagonisti della scena politica internazionale e degno di essere considerato uno statista, e in termini di carisma personale, se si vuole anche in senso negativo, è senz'altro il solo all'altezza che sia in circolazione. Insomma un film davvero consigliato, tanto più nel desolante panorama cinematografiche di queste ultime settimane. 

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