lunedì 7 maggio 2012

Suggerimento musicale ai milanesi

Questa giovane donna è brava per davvero. E anche bella. Chi può, vada a sentirla. E vederla.

Vecchia Bagascia: il ritorno

La Fetentus è davvero una gran brutta cosa. Proprietà, dirigenti, giocatori, allenatori, colori sociali, tifoseria: tutta la sua storia è un inno al latrocinio, alla sopraffazione, alla meschinità; però se quest'anno ha vinto il campionato è stato per merito, perché è stata la migliore di un mazzo assai mediocre e per una volta non ha rubato niente. Fa male, ma bisogna avere l'onestà di ammetterlo. Insomma: bentornata, Vecchia Bagascia! (E stavolta ti tocca pure ringraziare la Beneamata)

domenica 6 maggio 2012

Triple-0

Sognavano il tris, i cugini. Gli abbiamo servito un poker. Grazie ragazzi, due vittorie nei derby che ripagano in parte una stagione di merda. E grazie per aver festeggiato degnamente l'addio al calcio giocato di Ivan Ramiro Córdoba, dopo 12 anni in maglia nerazzurra: rimarrai sempre nel nostri cuori!

Milano da cagare

Dopo i vine bar, i deli, le bakery e le varie eatery, l'ultimo arrivato nell'immaginifico armamentario per denominare i locali che immancabilmente attraggono come calamite il milanese modaiolo e pirla è il concept store, nuovo modo di tendenza per definire un bar da fighetti, un bar che non è solo bar ma che offre un'esperienza, un poco show room, con l'esposizione di qualche prodotto particolare, ovviamente biologico, comunque esclusivo, quattro libri in edizione rilegata sparsi sui tavoli con apparente negligenza, alcune riviste specialistiche, possibilmente di life style. Anche gastronomicamente, il milanese di tendenza, vagamente liberal e lettore di Repubblica, dopo aver adottato il sushi, essersi mitridatizzato con la happy hour, invenzione beceramente  meneghina doc, e assuefatto al brunch domenicale, dopo una biciclettata in centro o una corsetta negli spelacchiati parchi cittadini, ormai non può più fare a meno dei muffin e dei donuts a colazione, possibilmente accompagnati da mocaccino, mentre la nuova moda che impazza è quella dei bagel, che fa tanto Woody Allen, non a caso uno dei loro maître à penser. Manca solo la pizzery, ovviamente solo con farina integrale, di farro o di kamut, ma siamo sulla buona strada.

sabato 5 maggio 2012

Gerusalemme perduta

"Gerusalemme perduta" tratto dal libro di Paolo Rumiz e Monika Bulaj (Frassinelli editore, 2005) su progetto di Aleksandar Sasha Karlic. Regia di Graziano Piazza. Con Elia Schilton, Barbara  Zanoni, Aleksandar Sasha Karlic e Theatrum Instrumentorum & Les Baklava Mystiques (Vangelis Merkouris, Igor Niego, Krasimir Kalinkov, Marco Ferrari. Coreografia, danza e Canto Barbara Zanoni, luci Andrea Mordenti, suono Mustafa Cengic. Produzione Ravenna Festival. Al Piccolo Teatro Studio di Milano.
Una fusione di parole, musica e danza (bravissima Barbara Zanoni, dotata anche di una bellissima voce) in un'atmosfera satura di incenso e con un suggestivo gioco di luci in uno spazio ideale come quello del Teatro Studio: in forma di un'epistola scritta a Gerusalemme  al termine di un viaggio compiuto insieme alla collega e fotografa polacca Monika Bulaj tra Medio Oriente e Balcani, Paolo Rumiz ne racconta a un amico come di "un itinerario alla ricerca delle briciole di dio", là dove le tre religioni monoteiste sono nate e ancora oggi si incontrano e talvolta confondono a dispetto delle rivalità e dei sospetti reciproci: convivono anche se spesso non pacificamente. Un viaggio tanto più necessario in quanto il mondo occidentale ha perso le proprie radici spirituali, e quindi a sé stesso, e con questo il desiderio di vivere e di comprendere. Viaggio verso le proprie origini che assume necessariamente la forma di un pellegrinaggio, perché solo ascoltando la gente, e oltre alle parole la sua musica, che per definizione è un elemento aggregante, si può capirla e quindi cercare di convivere col prossimo. Una salutare celebrazione della tolleranza, che è sempre figlia della conoscenza. Peccato soltanto che a declamare il testo non fosse, come in altre occasioni, lo stesso autore, perché la parte più debole dello spettacolo è consistita proprio nella  sua lettura. 

venerdì 4 maggio 2012

Giulio Cesare

"Giulio Cesare" di William Shakespeare. Regia di Carmelo Rifici. Traduzione di Agostino Lombardo, ideazione e progetto scenico di Marco Rossi e Carmelo Rifici, luci A.J. Weissbard, costumi Margherita Baldoni, musiche Daniele D’Angelo, adattamento drammaturgico Renato Gabrielli. Con (in ordine alfabetico) Ivan Alovisio, Marco Balbi, Giulio Baraldi, Elio D’Alessandro, Leonardo De Colle, Massimo De Francovich, Angelo De Maco, Pasquale Di Filippo, Gabriele Falsetta, Marco Foschi, Tindaro Granata, Sergio Leone, Danilo Nigrelli, Rosario Petix, Francesca Porrini, Federica Rosellini, Giorgia Senesi, Max Speziani, Angelo Tronca. Produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d'Europa. Al Teatro Strehler di Milano.
Si trattava del primo Shakespeare per il giovane e valido regista, che avevo già avuto modo di apprezzare la scorsa stagione quando, sempre al "Piccolo", aveva messo in scena "Nathan il saggio" di Lessing, e il "Giulio Cesare" che ha adattato in questa occasione risulta uno spettacolo potente, intenso, di grande impatto, che legge le eterne dinamiche che si svolgono nelle segrete stanze del potere su tre livelli diversi: pubblico, personale e magico. Aspetti che si intrecciano in modo magistrale nella vicenda del complotto che porta alla morte di Cesare e racconta il punto di svolta di un sistema nella sua fase di crisi più acuta, quella del passaggio dalla repubblica all'impero. Sacrificio, quello di Cesare, quasi rituale, della cui ineluttabilità necessaria è per prima la vittima stessa ad essere conscia. Violenza, tradimento, intrigo, manipolazione, segretezza, stregoneria: tutti elementi che da sempre accompagnano il potere, in un viluppo tanto più intricato nelle epoche di crisi, aspetti che, lo diceva Shakespeare oltre 400 anni fa, si ripetono in ogni epoca. Gli attori compaiono in scena con abiti di oggi, giacca e cravatta blu o rossa, una divisa del potere, ma per il resto la tragedia è aderente al testo, che più che moderna è eterna nel suo significato, come eterni e immutabili sono i meccanismi del potere. Tutti bravi gli interpreti, con Marco Foschi (Bruto), Sergio Leone (Cassio) e Danilo Negrelli (Antonio) su tutti. E un Cesare, Massimo De Francovich, "imperiale".

martedì 1 maggio 2012

Rieccolo: per competenza


Mi era chiaro fin dalla sua nomina da parte del più ignobile presidente della Repubblica avuto fin qui in Italia (ma al peggio non c'è mai limite) che il ragionier Monti fosse stato spedito a fare il "lavoro sporco" dal potere finanziario e dai suoi lacché, Mario Draghi alla BCE e la cancelliera Angela Ferkel. E anche che non fosse dotato di particolare acume, come evidenzia la sua loquela robotica. Non sospettavo però in lui una paradossale vis comica che vira al surreale, come ha dimostrato ieri con il conferimento a Giuliano Amato dell'incarico di occuparsi degli interventi sulla spesa relativi al finanziamento pubblico dei partiti e del rispetto dell'articolo 49 della Costituzione, fin qui disatteso, che concerne la loro democrazia interna. Questo nel quadro della cosiddetta spending rewiew, illustrata, manco a farlo apposta, alla vigilia della Festa dei lavoratori, che ha portato alla nomina di Enrico Bondi, l'amministratore delegato che ha rimesso in sesto i conti Parmalat dopo il crack, a commissario straordinario per i tagli di spesa. Vogliono farlo passare per un intervento sul fronte della crescita, in realtà si tratta di trovare da tagliare 4,2 miliardi di euro di spesa pubblica, quanti dovrebbero bastare per evitare l'aumento dell'IVA in autunno che, impattando catastroficamente sui consumi, avrebbe questo sì effetti sicuramente recessivi. Ma torniamo al nostro eroe, Giuliano Amato, detto Eta Beta, un uomo da 1047 euro al giorno: tanto incassa costui tra pensione di ex professore universitario, ex componente della Commissione Antitrust (ne fu a capo dal 1994 al 1997, con i risultati che abbiamo sotto gli occhi) e vitalizio come ex parlamentare (5 legislature). Come se non bastasse, l'ex premier (due volte) e ministro (due volte al Tesoro, una all'Interno) è presidente della Treccani e senior advisor della Deutsche Bank. Un recordman, ma svolgerà l'incarico a titolo gratuito, assicura il ragionier Monti. Forse non tutti si ricordano chi sia costui, a cui Eugenio Scalfari, uno dei suoi fan, ha affibbiato il soprannome di Dottor Sottile: deputato del PSI dal 1983 al 1994, fu consigliere economico di Bottino Craxi al tempo dei governi CAF, che scavarono una voragine nei conti pubblici causando il debito astronomico che portiamo sul groppone ancora adesso (siamo a 1935 miliardi, qualcosa come 32 mila euro a cranio che gravano su ogni cittadino, neonati compresi); fu colui che nel 1992 impose per decreto, primo nella storia repubblicana, un prelievo forzoso sui conti correnti del 6 per mille per un “interesse di straordinario rilievo”, in relazione ad “una situazione di drammatica emergenza della finanza pubblica”, ossia il buco creato dai governi Craxi, Goria e De Mita di cui lui stesso aveva fatto parte. Nello stesso autunno, dopo l'uscita della lira dal Sistema Monetario Europeo e la sua conseguente, forte svalutazione, varò la manovra, rimasta famosa, da 93 mila miliardi di lire (tagli di spesa ma soprattutto incrementi d'imposta, tanto per non sbagliare) nonché la prima riforma delle pensioni: un Lafornero ante litteram, insomma. L'uomo giusto al posto giusto: uno che per oltre 15 anni è stato alto dirigente fino a vicesegretario di un partito, il PSI, in cui si rubava a man bassa, ma a sua insaputa. La ricetta, tutta italiana, e fatta propria da Napolitano per uscire dalla crisi: affidandone la soluzione (si fa per dire) a chi l'ha causata. Siamo un Paese fantastico.