sabato 17 novembre 2012

Indagini Severine

Quando si dice che il braccio destro non sa quel che fa quello sinistro. O fa finta di non saperlo. I ministri "tecnici" del resto Monti li ha scelti per competenza. Sono politicamente e umanamente "scorretto" con l'attuale titolare del ministero di Grazia e Giustizia perché mi riferisco alla sua menomazione fisica? Me ne fotto. Perché lei lo è? Non c'era? E se c'era dormiva?

lunedì 12 novembre 2012

Argo

"Argo" di Ben Affleck. Con Ben Affleck, Bryan Cranston, Alan Arkin, John Goodman e altri. USA 2012 ★★★ ¾
Ottimo film di solido impianto nella migliore tradizione "civile" hollywoodiana, che il regista  e protagonista Ben Affleck, alla terza prova come autore, ha coprodotto con George Clooney: una garanzia. Cinema autentico, che racchiude in una sola pellicola documentazione storica, per una volta obiettiva (furono gli USA insieme ai britannici a organizzare nel 1953 in Iran il colpo di stato che depose Mossadeq, laico democraticamente eletto, per elevare al trono di shah il fantoccio Reza Pahlavi, responsabile di una dittatura che portò nel 1979 alla rivoluzione khomeinista e alla repubblica islamica: il film lo dice nelle premesse), azione, spionaggio, intrighi di potere, commedia. Argo è il titolo di un film fasullo ma basato su una sceneggiatura vera, regolarmente acquistata dal sindacato sceneggiatori, che fu utilizzato come escamotage per "esilarare" dei cittadini statunitensi impiegati nella ambasciata USA che sfuggirono all'assalto delle "guardie della rivoluzione" che presero in ostaggio oltre 60 loro colleghi per 440 giorni. Questi sei trovarono rifugio nella residenza privata dell'ambasciatore canadese e Tom Mendez, l'esperto della CIA, escogitò lo stratagemma del sopralluogo di un film di fantascienza ambientato in un paesaggio esotico per ottenere un permesso di entrata dal ministero della Cultura iraniano e far passare i sei come componenti della troupe. La storia è vera e l'azione della CIA fu "declassificata" dal presidente Clinton solo nel 1997, mentre prima negò ogni suo coinvolgimento per evitare eventuali ritorsioni sui cittadini USA e riconoscendo il merito al governo canadese. Lo stesso Affleck interpreta Tom Mendez con grande misura, tutti gli altri attori hanno una grande assomiglianza coi protagonisti in carne e ossa della vicenda di cui, per sua stessa ammissione, il regista ha solo accentuato un po' la drammaticità nella fase finale e dovuto forzatamente ridurre quella relativa all'addestramento dei sei "esfiltrandi", che era stata estremamente difficile,m dati i tempi ristretti, per renderli credibili come cineasti canadesi ed eludere controlli accurati e interrogatori trabocchetto. Molto accurata anche la ricostruzione dell'epoca, il film ha i tempi giusti, è teso e allo stesso tempo credibile e recitato da tutti con grande bravura: mi sono rifatto gli occhi dopo la velleitaria e masturbatoria pellicola di cui scrivevo tre giorni fa.

sabato 10 novembre 2012

Reality

Mezzi di manipolazione e rincoglionimento di massa. E nella Terra dei Cachi abbiamo quelli che ci meritiamo, da RaiSet alla Sette a Sky, dal Corriere della Serva al Geniale, dalla Stampa all'Umidità, da Libero al manifesto e a Ripubblica.

venerdì 9 novembre 2012

Venuto al mondo

"Venuto al mondo" di Sergio Castellitto. Con Penelope Cruz, Emile Hirsch, Adnan Haskovic, Saadet Aksoy, Pietro e Sergio Castellitto, Jane Birkin, Mira Furlan.  Italia, 2012 ★
Poiché mi sono preso la briga di recensire a futura memoria tutto ciò che vado a vedere sul grande schermo o su un palcoscenico (e non correre, dato il progressivo rincoglionimento, il rischio di rivedere un film che non mi era piaciuto) ci sta anche questo indigesto polpettone che altro non è che una fiction televisiva in versione ridotta e per le sale cinematografiche, un enorme passo indietro rispetto a un precedente film che Castellitto aveva tratto da un altro libro (editore guarda caso Mondadori) della Moglie Margaret Mazzantini, "Non ti muovere" del 2004, che aveva per interpreti sempre Penelope Cruz e Castellitto stesso, e che non mi era affatto dispiaciuto. Avrebbe dovuto insospettirmi che fosse Merdusa, leggi alla voce Merdaset, non solo la distribuzione ma anche la produzione di questo pretenzioso pizzone dove ci sta dentro tutto: la passione e il tradimento, la paranoia della filiazione a tutti i costi, la guerra di Bosnia e i bravi militari italiani degli risibili missioni ONU in terra di Balcani; gli slavi svitati, imprevedibili, artistoidi e ubriaconi e naturalmente i serbi, tutti cetnici, cattivi e stupratori (che non mi risulta circolassero impunemente, ai tempi, nel centro di Sarajevo), il tutto condito da manciate di luoghi comuni e recitato alla carlona, col risultato di in un papocchio melodrammatico che si protrae per 127 interminabili minuti che a metà film mi hanno fatto venire la rara tentazione di lasciare la sala anticipatamente e andare a farmi un tajùt alla vicina osteria "Al Cappello", nella bella città di Udine. Potevano allungare la brodaglia di un altro tot e sarebbe stata una miniserie da prima serata perfetta per il pubblico medio di Canale 5. Io, cretino, ho pure pagato il biglietto. Se volete farvi del male, è il film per voi. 

Il Fornerino: lacrime e balle

"Il meglio deve ancora venire", ha detto il Veltroni a stelle e strisce dopo la sua rielezione. Un altro che ha "visto la luce in fondo al tunnel". Diciamo che è il meno peggio. Questo è quanto esprime quello che si ritiene il Paese faro della democrazia, il modello per tutta l'umanità. Mah!

giovedì 8 novembre 2012

Oltre le colline

"Oltre le colline" (Dupa dealuri) di Cristian Mungiu. Con Cosmina Stratan, Cristina Flutur, Valeriu Andriuta, Dana Tapalaga, Catalina Harabagiu e altri. Romania, 2012 ★★★★+
Al suo terzo lungometraggio, si ripete a ottimi livelli il giovane cineasta rumeno, Cristian Mungiu, che vinse la Palma d'Oro a Cannes con "Quattro mesi, tre settimane, due giorni" cinque anni fa e fu autore dei "Racconti dell'età dell'oro" del 2009: un graditissimo ritorno e una conferma. Come nel suo primo film, affronta sentimenti e lacerazioni personali nel contorno di un Paese in bilico tra un passato da incubo e un presente spesso miserabile e comunque contraddittorio e in mutazione: questa volta, di fondo, è un film sull'amore tra due ragazze, anche se è tratto da una vicenda vera. Alina a 25 anni torna in Romania dalla Germania, dove lavora, a prendere Voichita, con cui è cresciuta in orfanotrofio fino alla maggiore età, e che invece si è rifugiata in un convento, per portarla con sé, ma fin dalle primissime scene è chiaro che l'amore di quest'ultima ormai ha preso un'altra direzione e si è riversato su dio e che non la seguirà. La vicenda è quella dunque di un amore non corrisposto, ma tutto ciò non viene mai completamente esplicitato, affidato agli sguardi e alle timidissima avance di Alina e alla dolce ritrosia ed evasività di Voichita, e rimane sullo sfondo iscrivendosi nella cornice della vita di questo strano monastero diretto da un prete integralista ma che era già stato laico e da uno gruppo di suore che sono tali anche per avere tuttora dei mariti che le vorrebbero indietro. Durante la sua permanenza lì come ospite prima, e poi come aspirante suora, perché vede in questa scelta l'unica possibilità di rimanere accanto all'amata Voichita, Alina viene però vissuta come un corpo estraneo, che crea disarmonia: tale è la sua inquietudine che dà in escandescenze e finisce prima in ospedale, poi viene "curata" con una sorta di esorcismo dal prete "papà" circondato dalle sorelle e dalla superiora, chiamata a sua volta "mamma" (si ha a che fare, in Romania, con intere schiere di ragazzi abbandonati dai genitori, cresciuti in squallidi orfanotrofi e poi affidati a famiglie che magari li sfruttano). Tanto curata da rimanerne vittima, per quanto "in buona fede". Mungiu non giudica mai, lascia parlare una fotografia splendida, delle attrici bravissime, su tutte Cosmina Stratan che interpreta Voichita in maniera semplicemente superba. "Oltre le colline", dopo il monastero... sono in vendita dei terreni, risponde Voichita a due automobilisti di passaggio che le chiedevano informazioni mentre il pope e le sue accolite si producevano in litanie salvifiche su una Alina immobilizzata con stracci e catene su una serie di assi che ricordavano una croce, in un isolamento malato dal mondo esterno, senza nemmeno rendersi conto di quel che stavano facendo. E' tutto molto vero, reale, anche questo fanatismo tanto innocente da apparire normale, così come l'indifferenza e la rassegnazione a una realtà triste e gretta che regna all'esterno, e dove la speranza sembra non esistere. Un film inquietante, ma da vedere.