giovedì 5 novembre 2026

Terapia creativa

"Terapia creativa" (Los dejamos acá) di Hernán Goldfrid. Con Ricardo Darín, Diego Peretti, Antonia Bengoechea, Inés Efron, Andrea Politti, Patricia Echegoyen, Carlos Santamaria e altri. Argentina 2026 ★★★1/2

Buenos Aires è la città che conta più psicoterapeuti al mondo, il che non stupisce chi conosce bene la capitale di quel Paese di svitati (in senso non per forza negativo), compreso Diego Peretti (peraltro discendente della famiglia di Papa Sisto V) che lo era di professione prima di diventare uno dei più famosi attori argentini assieme a Ricardo Darín, l'altro protagonista di questa commedia nera che vira al grottesco, oltre a mettere alla berlina la pratiche manipolatorie e i deliri di onnipotenza così diffusi nella società attuale dell'immagine e dell'apparenza. Qui i ruoli si invertono: Darín è Ulises Veron, un famoso terapeuta che, dopo la morte di un suo paziente mette in discussione i metodi tradizionali e decide di "mettere le mani nella merda" intervenendo fattivamente nella vita delle persone che ha in cura, prendendo decisioni cruciali al loro posto, abbreviando così drasticamente i tempi (e i costi) della terapia: meno parole e più fatti. I suoi metodi sembrano funzionare (come anche i suoi drastici consigli a distanza da uno studio televisivo in una trasmissione molto popolare) finché decide di accettare come paziente Martín Bouchard (Peretti), uno scrittore di successo in crisi di ispirazione e di alcol: riesce a scrivere soltanto con l'ausilio di dosi sempre più massicce di tequila, ma ormai è completamente bloccato. Ulises lo va a trovare in casa per assistere dal vivo al suo processo creativo e quando è sbronzo abbastanza fa una copia delle sue chiavi e da lì in poi lo tiene sotto osservazione dal palazzo dirimpetto penetrando in casa di Martín quando lo vede fuori combattimento e man mano scrive un nuovo romanzo, dal titolo Il pragmatico, al suo posto, caricando man mano il testo tramite chiavetta sul computer dello scrittore, in cui di fatto racconta la storia di uno psichiatra che usa i suoi stessi metodi... Ovviamente il libro ha un grandissimo successo, la fama di Bouchard è assicurata, e l'efficacia dei metodi di Ulises pure, ma quando quest'ultimo vuole chiudere in fretta la terapia e si lascia scappare di avere la copia delle chiavi del suo appartamento, Martín capisce di essere stato gabolato, oltre che manipolato. Il chiarimento tra i due finisce male, con Ulises che lascia la casa di Martín convinto di averlo accidentalmente ucciso, ma nei giorni successivi scoprirà che è sopravvissuto e andrà a trovarlo in ospedale per proporgli una via d'uscita che vada bene per entrambi, perché tutt'e due rischiano reputazione e fama allo stesso modo. Il finale è gustosamente beffardo, ma coerente con la "morale" dei tempi e i due diventano inevitabilmente complici nonché soci in affari. I due protagonisti sono garanzia di qualità, la sceneggiatura è apparentemente esile ma funziona, il film non ha bisogno di essere verosimile per essere credibile, la parodia funziona: sia dell'ego ipertrofico di tanti "artisti" e "curanderos" della mente, sia dei meccanismi del successo, televisivo o "social" che si voglia. Terapia creativa non uscirà nelle sale ma è in streaming su Netflix.