domenica 27 novembre 2016

Meditazione referendaria n° 6 #semplificazione

I componenti del Trio Toscano, autori e interpreti della riforma della Costituzione

Dal sito www.bastaunsi.it: L’articolo 70 della Costituzione, nella sua versione pre-riforma, stabilisce che “la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere”. Un principio semplice e conciso, come fanno notare i sostenitori del No. Eppure dietro tanta semplicità si cela la confusione.
Per questo motivo, con la riforma Renzi-Boschi-Verdini viene sostituito con la seguente nuova formulazione:
«Art. 70. La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, e soltanto per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, i referendum popolari, le altre forme di consultazione di cui all'articolo 71, per le leggi che determinano l'ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni, per la legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea, per quella che determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l'ufficio di senatore di cui all'articolo 65, primo comma, e per le leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma.
Le stesse leggi, ciascuna con oggetto proprio, possono essere abrogate, modificate o derogate solo in forma espressa e da leggi approvate a norma del presente comma. Le altre leggi sono approvate dalla Camera dei deputati. Ogni disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati è immediatamente trasmesso al Senato della Repubblica che, entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, può disporre di esaminarlo. Nei trenta giorni successivi il Senato della Repubblica può deliberare proposte di modificazione del testo, sulle quali la Camera dei deputati si pronuncia in via definitiva. Qualora il Senato della Repubblica non disponga di procedere all'esame o sia inutilmente decorso il termine per deliberare, ovvero quando la Camera dei deputati si sia pronunciata in via definitiva, la legge può essere promulgata. L'esame del Senato della Repubblica per le leggi che danno attuazione all'articolo 117, quarto comma, è disposto nel termine di dieci giorni dalla data di trasmissione. Per i medesimi disegni di legge, la Camera dei deputati può non conformarsi alle modificazioni proposte dal Senato della Repubblica a maggioranza assoluta dei suoi componenti, solo pronunciandosi nella votazione finale a maggioranza assoluta dei propri componenti. I disegni di legge di cui all'articolo 81, quarto comma, approvati dalla Camera dei deputati, sono esaminati dal Senato della Repubblica, che può deliberare proposte di modificazione entro quindici giorni dalla data della trasmissione. *I Presidenti delle Camere decidono, d'intesa tra loro, le eventuali questioni di competenza, sollevate secondo le norme dei rispettivi regolamenti. Il Senato della Repubblica può, secondo quanto previsto dal proprio regolamento, svolgere attività conoscitive, nonché formulare osservazioni su atti o documenti all'esame della Camera dei deputati».

* i presidenti di Camera e Senato sono due. Se fossero in disaccordo, tirano la monetina?

Buona lettura, buona digestione e meditate gente, meditate.


venerdì 25 novembre 2016

Sing Street

"Sing Street" di John Carney. Con Ferdia Walsh Peelo, Lucy Boynton, Jack Reynor, Mark McKenna, Aidan Gillen, Maria Doyle Kennedy, Kelly Thornton, Ben Carolan, Don Wycherley e altri. Irlanda 2016 ★★★★½
Eccellente film che sfugge ai generi: non è una commedia d'amore, non è un film adolescenziale anche se parla di ragazzi nell'età critica, non è (soltanto) un ottimo film musicale: è piuttosto un eccellente, fresco, intelligente film irlandese scritto e diretto da un regista, pure lui un musicista per formazione, che anche nei suoi lavori precedenti, Once e Tutto può cambiare, aveva dimostrato di saper conciliare brillantemente la passione musicale con quella cinematografica. Qui racconta di come il timido ma intraprendente e ricettivo sedicenne Conor alias Cosmo (interpretato da Ferdia Walsh Peelo che a sua volta è un giovane talento musicale irlandese) sfugge alle vicissitudini familiari (genitori in via di separazione, ristrettezze economiche che lo relegano in una scuola cattolica per "poveri") formando una band insieme ad alcuni compagni del liceo che frequenta: siamo nella Dublino della metà degli anni Ottanta ed è in pieno fermento quella che sarà conosciuta come la seconda British Wave, nata con i primi video di MTV di Clash, Duran Duram, The Cure, Jam, Joe Jackson, e la pellicola fa rivivere quell'epoca come poteva essere vissuta in quel luogo e dall'ambiente descritto nel film: quello della piccola borghesia e classe operaia irlandese, variamente disadattata e in cerca di punti di riferimento e alternative fuori dall'isola, specie in quella appena trenta miglia a Est dalla propria costa, l'immanente e storicamente ostile Inghilterra. Vedere all'opera i dublinesi Cosmo ed Eamon, il polistrumentista che aiuta a mettere in musica i testi del fantasioso e dotato Conor, fa venire in mente la coppia Lennon McCartney agli esordi un quarto di secolo prima nella dirimpettaia Liverpool o quella dei londinesi Jagger-Richards: entusiasmo e passione sono gli stessi, e la musica si conferma un linguaggio capace di arrivare laddove non possono parole o ragionamenti. In questa avventura, dalle prove in casa di Eamon al concerto finale nella palestra della scuola, la band, che deciderà di prendere il nome di Sing Street ispirandosi alla via in cui ha sede l'istituto, Cosmo sarà sostenuto dal fratello maggiore Brendan, discomane, filosofo e musicista mancato perché ha subito tutte le afflizioni riservate al primo figlio di una giovane e sprovveduta coppia cattolica, aprendo però la strada ai fratelli minori, e dall'amore profondo, molto più maturo e vero di quelli che solitamente si raccontano nei film, apparentemente senza prospettive, verso la quasi coetanea e abbagliante Raphina, una Madonna in versione fresca, bella e magnetica, "in cerca" non di Susan ma di un sogno da modella a Londra assieme a un ragazzo più maturo, e che girerà dei video promozionali insieme alla band (la bravissima Lucy Boynton, che ha tutto il fascino molto semplice ma anche particolare che emanano certe bellezze tipicamente celtiche, particolarmente dagli occhi): insieme cresceranno e saranno in grado di affrontare con convinzione il proprio futuro. Per quanto quella in auge negli Eighties non sia precisamente la musica che preferisco, la colonna sonora è notevole e la parti originali suonate dalla band sono state scritte dallo stesso John Carney, regista capace di raccontare con leggerezza, senza trucchi e furbizie giovaniliste, molto più di quello che ci si potrebbe aspettare da un film musicale e al contempo "di formazione".

martedì 22 novembre 2016

Genius


"Genius" di Michael Grandage. Con Colin Firth, Jude Law, Nicole Kidmann, Laura Linney, Guy Pearce, Dominic West e altri. USA 2016 ★★★★
Un film sostanzialmente inglese, dal regista alla maggior parte degli attori, per una produzione USA che racconta una storia prettamente americana: quella del rapporto, iniziato con l'incontro nella New York dell'inizio del 1929, fra il "geniale" (come da titolo) scrittore Tom Wolfe e Max Perkins, il curatore editoriale della Scribner's Sons che ne intuì le qualità e l'originalità dopo averne letto d'un fiato le oltre mille pagine di manoscritto consegnategli dall'autore fino ad allora sconosciuto. Un uomo che ebbe un'importanza fondamentale nella letteratura americana: oltre a scoprire e lanciare talenti come Francis Scott Fitzgerald ed Ernest Hemingway e, per l'appunto, Wolfe, diventando amico di tutti loro, fu colui che inventò la figura dell'editor nel senso moderno del termine, intervenendo non solo nella revisione e correzione del testo (motivo per cui la pellicola era imperdibile per uno come me che ha trascorso pressoché tutta la vita lavorativa facendo questo mestiere), proponendo tagli e modifiche, ma intervenendo altresì nel processo creativo per quanto riguarda ideazione, struttura, costruzione e stesura. Grandage, pluripremiato regista teatrale britannico, che si è basato sulla brillante biografia di Andrew Scott Berg Genius - Max Perkins, l'editor dei geni, esce dagli schemi classici del biopic perché il film non è tanto incentrato sulla figura del "Genius", lo scrittore eccessivo, logorroico, sregolato, narcisista, caratterialmente fragile, alla ricerca di una perduta figura paterna che trova in Max Perkins, quanto su quest'ultimo: un uomo gentile, raffinato che vive in una elegante mansion fuori New York circondato da un gineceo composto dalla moglie attrice e da ben cinque figlie, che a sua volta vede in Tom il figlio maschio che non ha mai avuto. Diversissimi per carattere e stile di vita, instaurano un rapporto che è umano prima ancora che professionale, fatto di diversità di vedute e di contrasti a volte aspri, ma basato comunque sulla stima, sull'affetto e sulla fiducia reciproci, accomunati come sono dall'amore e dal rispetto, quasi la venerazione, nei confronti della potenza della parola scritta, una magia che si ripete, soprattutto nella dimensione cartacea, e destinata a rimanere tale. Gli interpreti sono tutti perfetti nella parte: Colin Firth (Max Perkins) e Guy Pearce (Francis Scott Fitzgerald) perfino più della più giovane star Jude Law, fortunatamente preferito a Michael Fassbender, originariamente previsto nel ruolo di Tom Wolfe, ma una nota di merito va anche Nicole Kidmann, la cui raccapricciante fissità (occhi a parte) espressiva da botulinizzata rende in modo ancor più credibile la differenza di età di Aline Bernstein, la compagna di Tom Wolfe più giovane di lui di vent'anni. 

lunedì 21 novembre 2016

Meditazione referendaria n°4 #duepiccioniconunafava

Sono i gustosi titoli di due pezzi di Repubblica, di ieri e di oggi, che si commentano da soli. #bastasseunno: magari fosse vero! Però tentar non nuoce. Meditate gente, meditate.

sabato 19 novembre 2016

Meditazione referendaria n°3 #celochiedeleuropa


[...]Con la riforma, invece, la Repubblica Italiana sceglie un approccio attivo, propositivo e protagonista nei confronti dell’Unione Europea, riconoscendola come fulcro di livello di governo che incide direttamente sulla vita dei cittadini[...]
[...]Il Senato potrà essere dunque un vero soggetto “federatore”, cioè “veicolo e strumento di una maggiore europeizzazione del Paese”.[...]
Lo dicono quelli a cui #bastaunsi, mica io. Volete più Europa, questa Europa? 
Prego: ma prima meditate gente, meditate e buona lettura.

giovedì 17 novembre 2016

Wunderkammer Soap #4_Edoardo II


"Wunderkammer Soap #4_Edoardo II" di Ricci/Forte (drammaturgia), regìa di Stefano Ricci; direzione tecnica di Danilo Quattrociocchi, assistente alla regìa Stéphane Pisani. Con Ramona Genna, Anna Gualdo, Liliana Laera. Una coproduzione Ricci/Forte-Romaeuropa festival 2011. Al Palamostre di Udine per CSS, Teatro stabile di innovazione del FVG, fino al 19 novembre
Torna a Udine anche per questa stagione il duo Ricci/Forte presentando un'altra performance nel loro inconfondibile stile: azioni in cui un gruppo limitato di spettatori (non più di venti) viene introdotto in uno spazio chiuso (nella fattiscpecie la Sala Carmelo Bene, nel ridotto del teatro Palamostre del capoluogo friulano) a stretto contatto con gli attori, in questo caso tre interpreti del gruppo che lavora con la coppia in questione, in una sorta di scantinato con il pavimento ricoperto di pietre e cemento, intente a lavare dei collant. Sono tre donne, che indossano indumenti intimi maschili anni Sessanta, canotta e mutande bianche a costine, coi seni strettamente fasciati e occultati, che impersonano tre aspetti dell'Isabella moglie dell'Edorado II di Marlowe la quale viene frustrata nel suo tentativo di contrastare l'amore esclusivo e autosufficiente del suo sposo con Gaveston, che dei suoi mezzi di seduzione da soap opera non sa che farsene, scatenando così il suo istinto vendicativo e assassino a cui il  successivo senso di colpa non può ormai porre rimedio. Stacchi musicali ossessivi, stranianti ma estremamente calibrati, voce narrante robotica, che può ricordare quella dei Kraftwerk, a elencare lo squallore quotidiano che fa da sfondo alle fantasie di amori che scoppiano in coda alle casse dell'IKEA odorando di illusioni, finendo per stabilizzarsi in matrimoni che sono promesse di compromessi: frammenti della tragedia di Marlowe che si combinano con schegge di attualità in una rappresentazione che è fisica, fatta di sensazioni percepibili (l'umidità fredda che emana dalle catinelle d'acqua e dalle calze messe ad asciugare; l'urticante polvere dei calcinacci; l'odore della compensatoria e consolatoria Nutella, unica controindicazione la linea corporea, di cui si cibano le tre versioni di Isabella). Teatro coinvolgente, viscerale; sperimentale, certo; pieno di riferimenti ma immediatamente percepibile nei suoi intenti, in grado di raggiungere senza mediazioni chi è disposto a lasciarsi coinvolgere: è questo che fanno Ricci/Forte e gli attori che lavorano con loro, e ci riescono molto bene.