"La città proibita" di Gabriele Mainetti. Con Enrico Borello, Yaxi Liu, Marco Giallini, Sabrina Ferilli, Chunyu Shanshan, Luca Zingaretti, Sheena Hao e altri. Italia, 2025 ★★★★
Abilissimo nel contaminare i generi e come nessuno in Italia nel rendere spettacolari le scene d'azione senza cadere nel ridicolo, Gabriele Mainetti non è un regista prolifico: La città proibita è il suo terzo lungometraggio e, dopo Lo chiamavamo Jeeg Robot, che lo ha rivelato al grande pubblico, e la conferma di Freaks Out, mantiene la linea di navigazione su ottimi livelli con un film ancora una volta sorprendente, una sorta di Kung Fu Movie in versione capitolina d'ispirazione tarantiniana (in particolare Kill Bill) e non solo, adrenalinico, romantico ma capace pure di una non banale capacità di osservazione sociologica. La vicenda prende le mossa da un villaggio rurale nella Cina del 1979, quando vigeva ancora la politica del figlio unico, e Mei, la secondogenita di un padre maestro di arti marziali, è costretta a vivere nascosta per evitare i controlli delle autorità, all'ombra della sorella Yun, ma la supererà nella attitudine al combattimento, che esplode quando la vedremo per la prima volta in azione allorché, reclutata da trafficanti di donne da piazzare all'estero per i loro affari, indotta a spogliarsi per essere "valutata" e avviata alla prostituzione, sgomina i presenti, fugge lungo misteriosi sotterranei e sbuca in Piazza Vittorio, a Roma, cuore dell'Esquilino, il rione più multietnico della capitale e da lì va alla ricerca della sorella, che le risulta lavorare al servizio di Wang, un capo della Triade proprietario, per copertura, del ristorante La città proibita. E' fuggendo da lì che incontra (e scontra) per caso con Marcello (Borello, convincente), che lavora nella cucina del ristorante di famiglia, Da Alfredo, una tipica tradizionale osteria romana, vicino e concorrente di quello cinese e nelle mire di Wang. Le loro storie si intrecciano da quel momento sempre più fittamente perché Alfredo, il padre, si scoprirà essere sparito proprio con Yun, e a tirare la carretta sono rimasti il figlio e la moglie Lorena (Ferilli, brava) oltre all'amico di sempre Annibale, un altro trafficone e sfruttatore di poveri cristi come Wang, però autoctono e angosciato dal vedere stravolto il tessuto sociale del "suo" quartiere e di tutta la città. Se la coté mélo è abbastanza prevedibile, con l'incontro/scontro tra i due giovani che devono affidarsi al traduttore dello smartphone per tentare capirsi, è invece pieno di sorprese lo sviluppo di tutta la vicenda, con la scoperta della natura contraddittoria delle manovre di Annibale per conservare la "romanità" del ristorante, i tentativi di sedurne la proprietaria, manipolare il figlioccio e tutelare i propri interessi, e la verità sulla sparizione di Yun e di Alfredo, per cui non entro nei particolari per non svelare nulla. Detto delle grandi qualità di Manetti nel rendere spettacolare un film già movimentato di suo, sottolineata l'ottima fotografia e l'accuratezza dell'ambientazione, la parte "atletica" si regge sulle spalle della sorprendente Yaxi Liu, davvero cresciuta in una famiglia cultrice di arti marziali e diventata non a caso stunt woman e qui reinventata, con successo, come attrice; se nel suo ruolo di criminale del mileiu romano Giallini è imbattibile, altrettanto lo è la Ferilli in quello di moglie abbandonata e di madre, così come molto bene si difende Chunyu Shanshan come boss cinese in via di romanizzazione, con inaspettate punte di ironia e bontà d'animo, pur essendo un delinquente scafato, però a suo modo "umano". Insomma: come nel caso dei precedenti film di Gabriele Manetti, mi sono divertito molto e rimango in attesa di venire piacevolmente colpito la prossima volta.
Nessun commento:
Posta un commento