giovedì 9 agosto 2018

"A Beautyful Day - You Were Never Really Here"

"A Beautyful Day - You Were Never Really Here" di Lynne Ramsay. Con Joaquin Phoenix, Ekaterina Samsonov, Alessandro Nivola, Alex Manette, John Doman, Judith Roberts. USA, Francia 2017 ½
Fra i ripescaggi estivi di titoli che mi erano sfuggiti durante la regular season, questo della regista scozzese Lynne Ramsay è quello che mi ha lasciato più perplesso, e non per come il film e stato girato: tecnicamente è anzi ottimo, suggestivo, con un accompagnamento musicale magistrale a sottolinearne la tensione spesso spasmodica e il disagio che suscita nello spettatore, ma nonostante duri soltanto un'ora e mezzo scarsa già dopo una decina di minuti ci si domanda dove voglia andare a parare e se non ci si stufa prima della fine è soltanto per avere la conferma che continua a girare a vuoto, irrimediabilmente. Ora: che la Ramsay abbia una sorta di vocazione a raccontare vicende di abusi su bambini lo dicono suoi lavori precedenti come gli inquietanti e meritevoli Ratcatcher ed E ora parliamo di Kevin, ma qui sembra che la pappa sia andata un po' insieme e il risultato finale è un frullato di Psycho, ripetutamente citato anche per il rapporto del protagonista con la madre, Taxi Driver, Trainspotter o il più recente Drive, con l'eroe, Joe, veterano di guerra reduce dalle esperienze più sconvolgenti e che tornano a ossessionarlo nei suoi ricorrenti incubi in cui non distingue fra sogni e realtà, che si "ricicla" come sicario o meglio giustiziere a pagamento: una sorta di Wolfe-che-risolve-i-problemi per conto di chi non ha la forza o il coraggio di farlo da solo. Lo seguiamo nei suoi lavori, risoluto, silenzioso, efficiente, spesso armato soltanto di un martello con cui sfonda crani qui e là, l'aria paranoica e alquanto robotica che riesce a conferirgli Joaquin Phoenix, che per i ruoli di disadattato con forti punte di autisimo sembra fatto apposta (sorge spontanea la domanda di quanto "ci faccia" e quanto, invece, "ci sia" di suo), finché non accetta l'incarico di recuperare Nina, la figlioletta di un senatore, poi suicida, finita in un giro di prostituzione minorile. Dietro al quale sta un altro politico locale, siamo nello Stato di New York e quella che si vede è quella squallida e periferica, con Manhattan sullo sfondo, solitamente in notturna, o in interni, forse il governatore o l'aspirante tale, non si capisce. Tutto è confuso nella mente di Joe come nella sceneggiatura che sta alla base della pellicola, non a caso premiata dalla giuria del Festival di Cannes l'anno scorso (di passaggio notiamo che si tratta di una coproduzione francese), già generosa in passato con la Ramsey. Lo splatter abbonda, i cadaveri pure, i déjà vu non ne parliamo. C'è tanto di meglio, in giro.

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