lunedì 12 ottobre 2009

El día de la raza: Columbus Day in stile porteño

Calle Defensa, San TelmoBUENOS AIRES - Il "Día del la raza", come in buona parte dell'America Latina viene chiamato il giorno dello sbarco di Colombo e degli spagnoli sul Continente, quest'anno cade di lunedì per cui questo è stato un fine settimana particolarmente lungo, quello che ha dato inizio alla bella stagione, anche se le temperature sono ancora relativamente fresche per il periodo. La città è andata svuotandosi già dal pomeriggio di venerdì: a parte i modaioli che sono corsi ad intasare quell'orrido conurbio marittimo che è Mar del Plata, chi poteva è andato a trascorrere alcuni giorni nel "campo", in una dimensione agreste, ospite di estancias o semplicemente case campestri di parenti e amici, nelle vicine pampas o nella zona del delta del Tigre, raggiungibile dal centro in bus o treno e poi lance. Il tutto fra una grigliata e l'altra. Chi non se lo può permettere, a parte i dodicimila che hanno deciso di partecipare alla maratona che ieri si correva in città, le grigliate le ha organizzate per strada, meno ricche ma più rustiche e a buon mercato,Parrilla di stradamagari limitate a un sapido choripan(pane con salsiccia), in occasione dei vari mercatini che si organizzano in più angoli della metropoli. Particolarmente frequentato quello di San Telmo, che ha il suo fulcro attorno a Plaza Dorrego, dove si tiene ogni domenica una famosissima fiera di antiquariato, ma che si svolge nella forma di mercato delle pulci, che ricorda il Rastro di Madrid, Porta Portese a Roma o Senigaglia a Milano, lungo tutta la Calle Defensa, lungo un paio di chilometri, a partire praticamente dalla Plaza de Mayo. "Cinque secoli dopo - Tornare alla terra" titolava oggi Página/12, a proposito della ricorrenza dell'arrivo degli spagnoli nel 1492, raccontando, nell'articolo di fondo, come nell'ultimo decennio in Argentina la residua popolazionemapuche sia riuscita a recuperare 233 mila ettari, dieci volte la superficie di Buenos Aires, il che ha significato per essi un ritorno alla terra ancestrale. E' l'unico giornale che abbia parlato della ricorrenza dal punto di vista degli indigeni, che furono peraltro oggetto di vero e proprio genocidio in tutti i Paesi che si affacciano sull'Oceano Atlantico. Mi è venuto in mente questo a contrasto con il culto della memoria recente che mi ha sempre colpito in un Paese come l'Argentina, o anche il vicino Uruguay, fatto di immigrati perlopiù italiani e spagnoli, e la cui storia è molto recente, testimoniata proprio dall'abbondanza di rigattieri e mercati di antiquariato, e dall'aggrapparsi a ricordi che ne costituiscono l'immediato retroterra, e da qui la mitizzazione di personaggi emblematici come il presidente Yrigoyen, Carlos Gardel, Eva Perón, fino a Maradona o anche semplicemente di oggetti o perfino prodotti di qualche decennio fa, che spesso si trovano ancora in testardo uso, come ad esempio le bottiglie di seltz. I Tamburini di San TelmoNostalgia, insomma, con un fondo di malinconia che fa molto "Argentina", ma dall'altra parte una partecipazione gioiosa, intergenerazionale, a giornate come queste, per girare per strada, incontrarsi e stare insieme, ciascuno a modo suo ma con gli altri. Così si vedono gruppi di giovani percussionisti scatenati di ambo i sessi, che nulla hanno da invidiare a quelli bahiani attivi nel Pelourinhodi Salvador, apprezzati e applauditi anche da gente di mezza età,tangueros che si agitano a ritmi brasiliani (e poi dicono della rivalità tra i due Paesi: non esiste, quando si tratta di musica, guarda caso) e, poco più in là, un terrazzamento di Plaza Dorrego, dove stanno per smontare le strutture metalliche del mercato, trasformato in milonga: quattro luci colorate, un paio di amplificatori che mandano tanghi storici, atmosfera da sagra paesana e via con le danze: coppie dai trent'anni in su, senza limiti di età, ma anche alcuni dei ragazzi che, poco prima, tambureggiavano come dei forsennati, ora compiti e serissimi tra una figura e l'altra della danza cittadina. E' questa la memoria condivisa di questa affascinante città, ed è questa la maniera di socializzare e festeggiare in maniera tutto sommato molto "Vecchia Europa" una ricorrenza invece molto americana. Anche se l'Argentina è a tutti gli effetti un Paese sudamericano, per quanto anomalo, anche se per decenni non ha voluto ammetterlo a sé stesso. E colgo qui l'occasione che questo esercizio del ricordo non ha nulla a che vedere con una inesistente nostalgia per la patria degli avi, il più delle volte lasciata perché costretti dalla miseria e per motivi politici (i primi lavoratori sindacalizzati italiani, qualche decennio dopo gli spagnoli in fuga dal franchismo), ma piuttosto con la coscienza di quel che si è venuti a fare qui e di dove si è partiti per inventarsi una nuova vita. Personalmente non mi stupisco di sentirmi completamente a casa e di rivedere qui molti aspetti l'Italia del "Boom", degli anni Sessanta, quando si guardava avanti e non indietro, pur non avendo cancellato la memoria del proprio passato. Mentre ora siamo un Paese che vive a una dimensione, il presente, e contemplando il proprio ombelico. Senza prospettiva e con una memoria rimossa.

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