domenica 16 dicembre 2012

sabato 15 dicembre 2012

La festa appena cominciata è già finita

Roma, 2 dicembre 2012: la gioia di Massimo D'Alema per la vittoria di Pierluigi Bersani alle primarie del PD 
E' risaputo che nulla è più mutevole del quadro politico, campo in cui un anno, talvolta un mese, possono sembrare un'era geologica. Mutano con rapidità stupefacente non soltanto scenari, alleanze e talvolta, repentinamente, anche protagonisti che sembravano inamovibili; cambiano perfino, e soprattutto, le interpretazioni della realtà, nella cui mistificazione, come nella sistematica falsificazione di dati che essi spesso nemmeno conoscono, gli attori della politica dei nostri giorni sono maestri inarrivabili. Stella polare e variabile divenuta indipendente della vita politica italiana è l'immutabile, tetragona stupidità delle dirigenza del PD. Fate caso a cos'è successo agli zombie: non sono passate nemmeno due settimane dal "trionfo" alle primarie, con Bersani che diceva di non vedere l'ora di sfidare Berlusconi che questi, evocato, si è immediatamente ricandidato, creando lo sconcerto non tanto in Italia, abituata alle riapparizioni del misirizzi brianzolo, quanto in quell'Europa che è il datore di lavoro dell'attuale capo di governo. Accecata dalla propria imbecillità congenita, l'eterna "gioiosa macchina da guerra" si era già inceppata prima ancora di mettersi in moto, alla ricerca del "dialogo preventivo" col fantomatico "centro", fino a che D'Alema, il professionista dell'inciucio a cui il ritorno al potere preme più che a chiunque altro, ha avvertito puzzo di bruciato e, in un'intervista apparsa ieri sul CorSera (per una volta sottratta alle amorevoli cure della sua ventriloqua di fiducia, M.T. Meli, e affidata a Zuccolini), ha dato l'"alto là" alla candidatura dell'attuale premier, affermando, proprio lui,  che sarebbe "moralmente riprovevole" che facesse campagna elettorale contro chi l'ha fedelmente sostenuto. E non solo: ma si è già impegnato a seguirne la famosa agenda nel caso in cui fosse chiamato a dirigere il governo nella prossima legislatura. A prescindere  dalle considerazioni sul pulpito da cui proviene la predica, considerato che costui a suo tempo era diventato presidente del Consiglio mediante l'impostura più indecente, il monito è giunto fuori tempo massimo perché a Bruxelles, sempre ieri mattina, lo stato maggiore del PPE, in primis Angela Merkel, ha di fatto lanciato la candidatura di Mario Monti, giunto in visita al gruppo dei Popolari prima che si tenesse il Consiglio Europeo, e affermato di non supportare quella di Berlusconi che, a differenza di Monti, del PPE fa parte. Panico nel PD: strasicuri di aver già vinto la prossima tornata elettorale, con tanto di premio di maggioranza di coalizione da "porcellum" che si era pensato bene non dico di mandare in soffitta, ma almeno di modificare, gli zombie hanno ottime probabilità di dover fronteggiare  in campagna elettorale l'attuale premier destinato a compattare, com'è naturale, tutti gli orfani meno impresentabili del centrodestra attualmente deflagrato, il centro "casiniano" che altrimenti stenterebbe a ottenere una rappresentanza parlamentare, qualche new entry che a forza di annunciare il proprio arrivo sulla scena si è ormai mummificata come Montescemolo, e alle spalle i vari Marchionne, i Caltagironi, i Della Valle, la Confindustria, che avrebbero trovato il loro esponente ideale e, va da sé, la finanza e le banche al gran completo nonché, last but not at least, il Vaticano. Col sostegno della stampa quasi intera: sarà divertente osservare le contorsioni del Gruppo Repubblica-L'Espresso, che è al contempo potentato imprenditoriale e politico,  bersaniano DOC e montiano con il patrocinio del presidente della Repubblica, nume tutelare di tutta la geniale operazione che ha portato a rinviare di quindici mesi dal siluramento di Berlusconi il doveroso ritorno alle urne. Potrebbe scapparci da ridere, a patto di osservare con la dovuta distanza l'agitarsi di tutto il caravanserraglio, specie nel settore degli zombie, con tutti gli alti papaveri vecchi e nuovi convinti di avere i propri deretani già adagiati sulle cadreghe da cui gratificare le rispettive clientele, e destinati invece a essersi sodomizzati da soli. Perché mai un elettore dovrebbe scegliere di fare applicare l'Agenda Monti, che poi è quella intestata BCE/FMI, da Bersani e dalla sua Armata Brancaleone se si candida a esserne esecutore testamentario il suo autore medesimo? Io un'idea per il prossimo candidato alla guida del PD ce l'avrei, e forse qualcuno ricorda le sue imprese calcistiche: Comunardo Niccolai, che ha anche un bel nome combattivo quanto evocativo. E che a suo modo è un mito. Non me ne voglia: sto scherzando. So che non riuscirebbe in altre dieci carriere a fare tanti autogol quanti questi fenomeni da baraccone. Sicuramente meno danni, oltre che a sé stessi e al prossimo, come stabilisce inesorabilmente la terza legge fondamentale della stupidità umana.

giovedì 13 dicembre 2012

Il Busillis

E' con grandissima soddisfazione che stamattina ho letto la notizia dell'assoluzione e proscioglimento perché il fatto non sussiste di Aldo Busi nella causa di diffamazione intentatagli da Miriam Bartolini alias Veronica Lario, già maritata Berlusconi, per delle opinioni espresse dallo scrittore, uno dei rari intellettuali indipendenti e liberi sopravvissuti in questo Paese, durante un'intervista concessa a Lilli Gruber a "Otto e mezzo". La notizia la dava il Fatto Quotidiano con un articolo dettagliato nell'edizione in edicola oggi, ripreso dal sito on line del Corriere della Sera (che al tribunale di Monza dove ieri si svolgeva il processo si è ben guardato dal mandare anche solo un cronista praticante), mentre non ne fa cenno l'organo ufficiale del PD, Repubblica. Ma guarda un po' che caso! Eppure il giornale scalfariano è al centro della questione, giacché il 31 di gennaio del 2007 il direttore Ezio Mauro decise di mettere in prima pagina, a mo' di editoriale, la lettera con cui la consorte di Silvio Berlusconi chiedeva pubblicamente le scuse di suo marito svelando urbi te orbi le loro magagne di coppia: da quel giorno, dopo 31 anni di onorato servizio, mi sono dimesso da lettore di un giornale ormai diventato semplicemente il controcanto del Circo Barnum berlusconiano e quindi complice, col ruolo di spalla, di quel regime che imperversa ancora oggi. Sempre da quel giorno la compagna Miriam Bartolini in Lario, che già in precedenza era stata accreditata come la "parte buona del berlusconismo", diventò un'icona della asinistra di palazzo e da salotto: imperversava la "Tendenza Veronica". Ricordo perfettamente come ne tesseva le lodi e la voleva "nella sua squadra" l'allora sindaco di Roma Walter Cialtroni, in procinto di diventare il primo segretario del nascente PD: "è open minded, curiosa e ha una grande autonomia intellettuale. Mi sembra una personalità di primissimo piano", andava sviolinando il più grosso imbecille sfornato dal fiorente vivaio dell'ex PCI. Ma è proprio questo che metteva in dubbio Busi nell'intervista incriminata: gli pareva strano che una donna "con un'istruzione piuttosto vasta" come l'attrice abbia mandato una "lettera per una storia di possibili corna o tradimenti o minorenni, eccetera, e non abbia mai detto nulla sul fatto che a casa di Berlusconi c'era un tale Mangano, lo stalliere pluriomicida e mafioso di vaglia, che stava lì e probabilmente aveva preso in braccio i suoi bambini... Allora io mi sarei svegliata, forse vent'anni prima". Una semplice constatazione, prima ancora che un'opinione. Molto meno per il sottile sono andati gli avvocati difensori dello scrittore bresciano nell'udienza di ieri: "Veronica Lario è stata fidanzata e moglie di Berlusconi per 27 anni e accetta in tutto l'uomo, il suo percorso, la sua vita, i costumi. Se taci su tutto per 27 anni significa che tutto ti è andato sempre bene. Questa è una valutazione, una critica, un'opinione personale". Aggiungo che se ci ha fatto insieme tre figli non è stato un incidente di percorso, e che se una donna nel possesso delle sue facoltà mentali va con un noto puttaniere i casi sono due: o è cosciente di quel che fa (e uno potrebbe lecitamente pensare che appartenga alla categoria preferita dal personaggio) o è una sprovveduta, cosa che tendo a escludere considerata la buonuscita milionaria e la quota di mantenimento che è riuscita a farsi sganciare. Non arrivo ad affermare che Veronica Lario sia una mignotta, benché sia convinto che il matrimonio in parecchi casi istituzionalizzi una forma di lenocinio, sicuramente di prostituzione intellettuale (esattamente quella che evocava due anni fa il grande José Mourinho, riferendosi proprio all'informazione manipolata, e non solo nel calcio) è il caso di parlare a proposito della stragrande maggioranza dei giornalisti italiani quando si trattava di difendere non tanto Busi, quanto il diritto di critica (ultimo caso clamoroso quello sulla trattativa Stato-Mafia e il coinvolgimento, nonché gli abusi di potere, dell'attuale presidente della Repubblica). Dove erano? si chiede in un gustoso e puntuale commento all'articolo del "FQ" il lettore Vincenzo Politi, commento molto apprezzato e segnalato dallo stesso Aldo Busi. E' proprio qui che sta il Busillis...

martedì 11 dicembre 2012

Il Carnevale è una cosa seria, le elezioni no

Non uno tra gli esimi direttori di gazzette e radiotelegiornali, editorialisti di chiara fama, fini analisti politici che in questi giorni hanno discettato sulla sfiducia al governo in carica e la conseguente ricandidatura di Berlusconi (per tutti questi Soloni caduti dal pero valga il titolo del pezzo di Marco Travaglio uscito sull'edizione di ieri del Fatto Quotidiano, "I finti Monti") hanno notato che le due mosse, sorprendenti soltanto per degli sprovveduti o per gentaglia in malafede, hanno come conseguenza un fatto inaudito nella storia della Repubblica e perciò stesso sbalorditivo in un Paese abitudinario e conformista come il nostro: si andrà alle elezioni in pieno inverno. La tradizione del voto in primavera era consolidata al punto di essere entrata a far parte di quella che si suol chiamare la "Costituzione materiale", tanto da essere perfino stabilita per legge per quanto riguarda i referendum popolari, da tenersi inderogabilmente quanto inspiegabilmente tra il 15 aprile e il 15 giugno. Non solo: lo scioglimento anticipato delle camere, seppure solo di qualche mese sulla scadenza naturale, fa sì che in ogni caso la campagna elettorale si terrà in gran parte nel periodo di  Carnevale, il che denota finalmente coerenza con l'anima cialtrona e buffonesca di questa altrimenti tristissima Terra dei Cachi e permetterà ai vari protagonisti della farsa elettorale (che come volevasi dimostrare si terrà con la stessa indecente legge ideata dallo scarsamente onorevole Calderoli nell'imminenza della tornata del 2008 e firmata senza fare un plissé dal presidente golpista in carica) di esprimersi al meglio e nel clima e ambiente a loro più congeniale: naturalmente occupando manu militari ogni studio televisivo disponibile, non tralasciando sedi radio e  interviste addomesticate nelle redazioni dei maggiori quotidiani. A dimostrazione della straordinarietà dell'evento e del fatto che sia pressoché esclusivamente televisivo, le congetture che stanno prendendo piede sullo slittamento del 63° Festival di Sanremo, cosa mai avvenuta nella storia di questa manifestazione che, per quanto grottesca, esprime fino in fondo il carattere e i tic nazionali ed è inevitabile, quanto a ritualità, come la Pasqua, il Ferragosto, la festa del santo patrono e gli applausi ai funerali. Date più probabili del voto il 17 e il 24 di febbraio, ma la geniale e sottilmente perversa sortita dell'orrido pagliaccio brianzolo, che punta anche all'accorpamento delle politiche con le amministrative di Lazio e Lombardia, potrebbe consigliare la data del 10, molto più coerente con la più colossale presa per il culo che si sia pensato di organizzare in Italia: quella dell'Erection Day. Il 12, infatti, è Martedì Grasso. 

venerdì 7 dicembre 2012

La grande magia

"La grande magia" di Eduardo De Filippo. Regia Luca De Filippo. Scene e costumi Raimonda Gaetani, luci Stefano Stacchini. Con Luca De Filippo, Massimo De Matteo, Nicola Di Pinto e Carolina Rosi con Giovanni Allocca, Carmen Annibale, Gianni Cannavacciuolo, Alessandra D’Ambrosio, Antonio D’Avino, Paola Fulciniti, Lydia Giordano, Daniele Marino, Giulia Pica. Produzione Teatro Stabile dell’Umbria, Elledieffe, La Compagnia di Teatro di Luca De Filippo.
Mah! Forse non ero  nella migliore disposizione d'animo per assistere a questa commedia, in un allestimento di rara noia: mi sono addormentato durante il primo, prolisso, atto e uscito di sala alla fine del secondo. Recitazione banale e irritante, birignao imperante e insopportabile  l'unico attore serio, De FIliippo, non mi pare in grado di reggere l'intero baracca. Il nome di suo padre non è che sia garanzia di capolavori. Anzi. Un'edizione particolarmente malriuscita di uno spettacolo non tra i più geniali dell'autore napoletano,  che ha avuto ieri sera il pubblico che si meritava: mezza sala vuota, in progress. Non ne valeva la pena: una grande cagata, altro che magìa.

domenica 2 dicembre 2012

Pane Benedetto. XVI

Siamo dalle parti di Marktl am Inn, luogo di nascita di Joseph Ratzinger, nella cattolicissima Baviera e oggi è la Prima domenica d'Avvento. Grandi feste e apertura dei mercatini natalizi in tutto l'Arco Alpino di lingua tedesca. A rendere tutta questa messa in scena sopportabile, nelle birrerie è arrivata la "bock" natalizia. Prosit!

sabato 1 dicembre 2012

Una lacrima sul viso. Comunistiana

"Le idee si evolvono (?), cambiano (...), però sono ancora quello lì". Non avevo nessun dubbio. Come i peronisti in Argentina, non cambieranno mai. Stessa faccia, stessa razza. Comunisti e democristiani, finalmente sotto lo stesso tetto. Casa del popolo (o sezione), e sacrestia. Lambrusco, incenso e birra. Le madonne pellegrine e le Feste dell'Unità. Le cooperative rosse e quelle bianche. Il volontariato cattolico e quello militante. Il compromesso storico e quel sottofondo di fascismo strutturale che ammorba l'Italia dall'inizio del Novecento a fare da mastice. Una pappa stucchevole e melensa che ammorba i cervelli e li cloroformizza inoculando conformismo in dosi letali e soffoca il libero pensiero. Non si tratta di un connubio contronatura, è sbagliato parlare di inciucio: sono fatti apposta gli uni per gli altri, le due facce (di merda) della stessa medaglia. E così sia. Ma quale scelta tra Renzi e Bersani, non diciamo cazzate...