sabato 7 febbraio 2026

Lavoreremo da grandi

"Lavoreremo da grandi" di Antonio Albanese. Con Antonio Albanese, Giuseppe Battiston,  Niccolò Ferrero, Nicola Rignanese, Francesco Brandi, Marianna Folli, Claudia Stecher, Chiara Pazzaglia, Bebo Storti e altri. Italia 2026 ★★1/2

Giunto alla sua sesta regìa, sempre caratterizzata da un umorismo gentile ammantato di una costante nota surreale, l'Uomo d'acqua dolce, come da titolo del suo film d'esordio dietro la macchina da presa, si rifugia in un luogo sicuro e familiare, il lago d'Orta, in riva al quale ambienta la strampalata vicenda "tutta in una notte" che vede come protagonisti quattro amici, uno più perdente dell'altro in cui, per rimediare a un danno, infilano, in un crescendo rossiniano, delle toppe che sono puntualmente peggiori del buco. L'Albanese regista si riserva il ruolo del protagonista, Umberto, un musicista dodecafonico fallito che ha dilapidato il patrimonio paterno ed è stato mollato da due mogli e altrettanti figli (che ricompaiono per l'occasione) assieme al buon Giuseppe Battiston, Beppe, un idraulico vessato dalla madre e giunto vergine alla mezza età; comprimari l'amico Gigi, mai lavorato un giorno durante tutta la sua esistenza, in stato di incoscienza etilica dopo aver scoperto che la zia, sulla cui eredità contava, ha lasciato tutti i suoi averi alla chiesa, a parte i set di parrucche e trucchi. Reduce dai funerali della vegliarda, il terzetto va a prelevare Nino, figlio di Umberto, messo in libertà provvisoria dopo essere stato arrestato per truffa. Trascorso il resto della serata a bere al bar del paese, rientrando a casa in macchina sentono un botto e si convincono di aver urtato qualcosa o qualcuno. Presi dal dubbio, e in preda all'alcol, fanno un sopralluogo e scoprono che Mattias, un altro avventore del bar, è finito con la bici in una scarpata verso la riva del lago e si convincono che sia morto. Per colpa loro. Che fare? Da qui in poi si dipana la vicenda, in un susseguirsi di scelte demenziali, resurrezioni e nuovi decessi, apparizioni misteriose a altre meno misteriose: Pinky, una escort convocata da Nino; Giulia, la sua malmostosa sorellastra per parte di padre (Umberto). Gli sviluppi, li lascio a chi deciderà di andare a vedere il film. Che è anche discreto, nella sua dimensione provinciale e nel consueto stile dolce-amaro e stralunato di Albanese, in questo degno discepolo di Carlo Mazzacurati, e sicuramente ben più accettabile di quel che passa la nostrana commedia più o meno "brillante", tra cecchizaloni, muccini e quant'altro, ma ha avuto la sfiga di uscire dopo il travolgente e inaspettato successo di Le città di pianura di Francesco Sossai e l’ancor più recente Ultimo schiaffo di Matteo Oleotto, due film che con ben maggiore impatto e potenza raccontano storie di emarginati, devastati, fuori di testa, in una dimensione tutta locale e lontana dai luccichii della grande città. La differenza non la fanno solo la sceneggiatura, i buchi della quale qui sono evidenti, la verosimiglianza o meno delle situazioni, la scontatezza di non poche battute (altro difetto di Lavoreremo da grandi) ma soprattutto personaggi e interpreti. Che qui sono caricaturali, e nei due film sopra citati erano veri, delle forze della natura. Forse una storia simile avrebbe potuto funzionare meglio a teatro, dove la carenza di effetti più o meno speciali fa lavorare l'immaginazione degli spettatori al di là della maschera, che si sa essere finzione, mentre sul grande schermo si è legati alla caratterizzazione dei personaggi, che in questo caso erano dei cliché, a cui hanno dato corpo due attori, peraltro bravissimi, come Albanese e Battiston, e al cinema funzionano personaggi credibili, veri, autentici e al contempo sorprendenti come quelli a cui hanno dato vita interpreti meno conosciuti o sconosciuti del tutto come quelli degli altri due film citati sopra, non delle macchiette, o delle maschere, appunto. Qualcosa in più di una mezza delusione, con tutto il bene che voglio ad Albanese e Battiston.

lunedì 2 febbraio 2026

L'agente segreto

"L'agente segreto" (O agente secreto) di Kleber Mendonça Filho. Con Wagner Moura, Carlos Francisco, Tânia Maria, Robério Diogenes, Maria Fernanda Cândido, Hermila Guedes, Gabriel Leone, Roney Villela, Alice Carvalho, Laura Lufési, Luciano Chirolli, Udo Kier, João Vitor Silva e altri. Brasile, Francia, Paesi Bassi, Germania 2025 ★★★★★👏

Perché non tornino i tempi bui della ventennale dittatura brasiliana (1964/1985), è cosa buona e giusta rievocarli e lo fa, rendendone con intensità l'angosciante atmosfera, L'agente segreto di Kleber Mendonça Filho, come già fece il collega Walter Selles con Io sono ancora qui, senz'altro uno dei migliori film visti lo scorso anno. Invece che nel Sud del Paese, tra Rio de Janeiro e San Paolo, qui siamo nel 1977, negli anni della presidenza di Ernesto Geisel, però nel periferico e sottosviluppato Nordeste, e precisamente a Recife, Stato del Pernambuco, dove dopo un viaggio di tre giorni su un Maggiolino VW giallo come ne giravano a centinaia di migliaia in quegli anni giunge Armando, che torna nella città natale sotto il falso nome di Marcelo dopo una lunga permanenza nel Sud, dove si era “mimetizzato” nella metropoli paulista. Lo ospita in un condominio abitato da altri personaggi che vivono sotto falsa identità Dona Sebastiana, un'anziana e vivace donna dalla lunga e avventurosa storia che aveva vissuto nell'Italia fascista, la quale cerca di tenerli lontano dalla attenzioni della polizia. Armando è tornato a Recife, dove è riuscito a farsi assumere all'archivio demografico municipale, allo scopo di recuperare i documenti di nascita originali della madre e di ricongiungersi col figlioletto, affidato e cresciuto dai nonni, ossia i genitori della moglie Fátima. Scopriremo nel prosieguo del racconto che si tratta di un ingegnere, docente e direttore di dipartimento nella locale Università, silurato a suo tempo per contrasti insanabili con un cinico e corrotto, oltre che razzista, imprenditore d'origine italiana, che era riuscito a far tagliare i fondi federali di ricerca in favore della sulla sua azienda energetica, e che sua moglie Fátima era una sua collega, e non la “segretaria compiacente”, scomparsa a suo tempo nel nulla dopo una furibonda lite con il losco personaggio. Che non gliel'ha perdonata e gli ha sguinzagliato dietro, ad anni di distanza, due sicari per eliminarlo. Il film è suddiviso in capitoli e il racconto assemblato come un mosaico tra flash-back e flash-forward che rendono comprensibile tutta la vicenda quando viene ricostruita a posteriori da due studentesse che al giorno d'oggi riascoltano i nastri registrati anni prima da Claudia, una giornalista che oltre a raccogliere le testimonianze dei perseguitati politici era in grado di procurare passaporti falsi per farli espatriare, e tra questi Armando/Marcelo assieme al figlio. Una di queste studentesse, originaria anche lei di Recife, contatterà il figlio di Armando, diventato medico, il quale esercita in un centro di donazione del sangue che ha sede in quello che era il cinema dove il nonno che l'aveva cresciuto, Alexandre, suocero del padre, faceva il proiezionista, e dove Armando aveva rilasciato le sue testimonianze "a futura memoria" a Claudia prima di tentare di lasciare il Paese: non gli riuscirà. Come si può capire, a dispetto del titolo non si tratta propriamente di una storia di spionaggio, anche se mistero, sotterfugi e azione, anche violenta, non mancano, ma la vicenda è emblematica di altre migliaia di simili ed è raccontata con taglio giornalistico (professione del resto esercitata in passato dal regista) con grande efficacia. Il ritmo è sostenuto, gli interpreti tutti bravissimi: al protagonista, il bahiano Wagner Moura, conosciuto internazionalmente soprattutto per aver dato il volto a Pablo Escobar nella serie Narcos, il regista ha affiancato delle attrici molto note in Brasile (Maria Fernanda Cândido anche da noi), ma il più grande merito del film, oltre al fatto di riportare alla memoria quel che succedeva in quegli anni nell'intero Continente sudamericano, è il modo in cui riesce a immergere lo spettatore in quella realtà e nel clima di eterna incertezza e paura di quell'epoca in una parte del mondo a cui molti di noi sono particolarmente legati, per ricordi e per esperienza personale che sono, alla luce degli eventi attuali, meno remoti di quel che possa apparire.