martedì 16 giugno 2015

Vulcano - Ixcanul

"Vulcano - Ixcanul" (Ixcanul - Volcano) di Jairo Bustamante. Con María Mercedes Croy, María Telón, Marvin Coroy, Justo Lorenzo, Manuel Antún. Francia, Guatemala 2015 ★★★★
Primo lungometraggio del 38enne regista guatemalteco formatosi, oltre che in patria, in Francia e in Italia, questo film bello e potente è stato premiato con l'Orso d'Argento alla Berlinale di quest'anno: a riceverlo, oltre a Bustamante, le due intense protagoniste, María Mercedes Croy e María Telón, nei ruoli, rispettivamente, di figlia e madre di etnia kaqchiquel (la pellicola è in lingua originale sottotitolata) alle prese con un matrimonio combinato e una gravidanza a sorpresa, e che non erano, prima del Festival, mai uscite dai confini del loro Paese. Siamo in un cafetal situato sulle pendici di un vulcano, e la famiglia della diciassettenne María, tipica bellezza Maya, l'ha promessa in matrimonio a Ignácio, il supervisore della piantagione di caffè, l'unico della comunità indigena che parli in castigliano e che fa da tramite e interprete con il padrone e le pubbliche autorità, in cambio del permesso di continuare a coltivare l'appezzamento di terra che hanno in uso e la baracca annessa in cui abitano. María, ostile al matrimonio combinato, ha messo gli occhi sull'irrequieto e ribelle Pepe, che ha in mente soltanto la fuga negli USA, dove ha promesso di portarla con sé a patto che lei vada avanti a concederglisi (e a rifornirlo clandestinamente di aguardiente), ma quando la ragazza rimane incinta lui sparisce. Un disastro per la famiglia, che si vede costretta a escogitare un'altro mezzo per non dover raccogliere le proprie povere masserizie e andarsene: cercare di farla abortire, con metodi tradizionali (beveroni e sortilegi vari), oppure, andati a vuoto questi tentativi, tentare disinfestare i terreni circostanti dai serpenti vi prolificano (come in tutte le zone vulcaniche o ad alto magnetismo), usando proprio i presunti "poteri" di María in modo da rendere i terreni coltivabili a mais. Il film è estremamente efficace nel descrivere il rapporto ambivalente dei genitori, soprattutto della madre, con la figlia, utilitaristici prima ma al contempo estremamente affettuosi e protettivi dal momento in cui viene scoperta la gravidanza e la sua "ineluttabilità", nonostante si tratti di un'altra bocca da sfamare e per di più femmina, ma soprattutto denuncia la totale incomunicabilità tra il mondo indigeno, che anche per questo motivo risulta completamente indifeso, e le istituzioni pubbliche, pure quando teoricamente bene intenzionate a intervenire nei confronti dei campesinos più poveri, dovuta non solo e non tanto a motivi linguistici quanto a codici culturali completamente diversi, oltre a quello della tratta dei "bambini rubati", altra piaga centroamericana. Una pellicola meritoria, dove si respira un'aria realistica e cruda ma  pervasa allo stesso tempo di magia e autentica poesia, che mi ha portato a evocare visivamente l'ambientazione dei libri di Manuel Scorza, un'altra realtà, quella della popolazione Inca a latitudini più meridionali, assai simile, e che spiega le ragioni per cui una civiltà a suo modo molto avanzata ha preferito nascondersi e in alcuni casi scomparire nella foresta piuttosto che farsi  annientare dagli invasori. Popolazioni, quelle Maya, Inca e dei Pellerossa a loro imparentati, che hanno più di ogni altra, assieme agli aborigeni australiani, subito le violenze più atroci da parte della "civiltà" dell'uomo bianco, perfino più dei nativi africani. Da non perdere.

domenica 14 giugno 2015

Reciprocità


Il presidente USA Barack Obama, Premio Nobel per la Pace 2009

E se la Russia inviasse 5000 uomini della sua Fanteria Navale a fare esercitazioni da sbarco, poniamo il caso, a Cuba, a un centinaio di chilometri dalla costa USA?

mercoledì 10 giugno 2015

Добро пожаловать, господин Президент! / Benvenuto, signor Presidente!

Vladimir Vladimirovič Putin


Qualsiasi opinione si abbia su di lui, bisogna essere grati a quest'uomo per l'equilibrio e la pazienza che dimostra di avere davanti alle continue provocazioni del suo omologo statunitense: ha fatto e sta facendo infinitamente di più Vladimir Putin per il mantenimento della pace nel mondo che Barack Obama, a cui pure è stato assegnato un risibile Premio Nobel "alle intenzioni" in materia (puntualmente disattese). Grazie per la fermezza con cui gli fai da contrappeso: qui in Italia c'è molta più gente dalla tua parte di quello che si creda, e non solo i leghisti.

martedì 9 giugno 2015

Ripasso di storia e geografia


Questa la cronologia dell'espansione della NATO in Europa. Per non parlare del Medio Oriente, dell'Asia e dell'Oceania, che in teoria con un patto che riguarda il Nord Atlantico non avrebbero nulla a che fare: ma si sa che per gli statunitensi la geografia, così come la storia, è soltanto un'opinione. Però secondo il loro presidente, in questi giorni nuovamente impegnato in una campagna di televendite nel Vecchio Continente, nel pacchetto armi e TTIP, a voler ricreare un impero è la Russia. E naturalmente dalle nostre parti nessuno ha qualcosa da obiettare.

sabato 6 giugno 2015

Una storia sbagliata

"Una storia sbagliata" di Gianluca Maria Tavarelli. Con Isabella Ragonese, Francesco Scianna, Mehdi Dehbi, Orsola Garrello, Nello Mascia e altri. Italia 2015 ★★★★
Un vero peccato che si parli poco di un film che meriterebbe maggiore attenzione e affronta, senza dare giudizi e facendo riflettere, una serie di temi non banali: ho confidato nella presenza, come protagonista, di Isabella Ragonese, attrice tra le più intelligenti, versatili e intense in circolazione in Italia e che ama le sfide, una garanzia per la qualità del copione. Qui è Stefania, un'infermiera pediatrica di Gela, felicemente sposata con Roberto, un soldato italiano impegnato in Irak: una coppia affiatata, il cui rapporto viene turbato dal crescente malessere di lui, sempre più taciturno, compresso, a ogni ritorno dai turni di missione (sei mesi per volta), oppresso da un dolore e da un disagio che non è capace di esprimere, quasi un presentimento, ma di cui la moglie si accorge: dopo pochi giorni, inizialmente pieni di vitalità e di progetti, tra cui l'acquisto di una casa propria o l'idea di avere un figlio, cade nell'apatia e nella depressione, ansioso di tornare in Irak, quasi fosse l'unica realtà in cui non si trovi spaesato e di cui non riesce però a parlare anche perché consapevole di non comprenderla. Il presentimento di avvera, e Roberto rimane vittima di un attentato suicida a opera di un guerrigliero locale. La pellicola si sviluppa su un doppio piano, Gela e Irak, passato e presente, con flash back repentini ed efficaci, perché Stefania si recherà sul luogo dove è morto il marito per cercare di capire cosa lo spingesse a tornarvi ogni volta e per conoscere la famiglia dell'attentatore kamikaze, l'uomo che le ha distrutto l'esistenza. Per raggiungere lo scopo, partecipa come volontaria alla missione di un'équipe medica italiana che si occupa di operare bambini affetti da labbro leporino, e tramite un interprete della base militare dove vengono sistemati riesce, dopo mille difficoltà, a entrare in contatto con la famiglia dell'attentatore. Sono parecchi i temi che si intrecciano e vengono alla luce: l'isolamento e la paranoia dei militari ma anche degli operatori della cooperazione, la difficoltà di comunicare col mondo che li circonda e di capirlo; l'incomunicabilità che domina i loro legami più intimi; il disagio che si accompagna alla pulsione di ritornare a immergersi in una realtà straniante; le similitudini tra la Gela "miracolata" e poi avvelenata dal petrolchimico (non casuale la scelta di Stefania di occuparsi di infermeria pediatrica in una città dove le malformazioni infantili e i tumori hanno un'incisività spaventosamente superiore alla media, a da qui le sue ritrosie a nei confronti della maternità) e l'Irak che aspetta il riscatto dal petrolio c"he farà tutti ricchi", e dove i bambini sono afflitti dagli stessi mali. Una pellicola sulla solitudine e la necessità di superare l'incomprensione, ma alla Stefania e la moglie dell'attentatore si capiscono con gli sguardi, davanti a un piatto di riso, guardando le fotografie dei rispettivi mariti, entrambe vittime di Storie sbagliate, come dice la bellissima canzone di Fabrizio De André che dà il titolo al film. Assieme alla Ragonese, che da sola verità il prezzo del biglietto, bravi e convincenti anche Francesco Scianna e Mehdi Dehbi nei panni, rispettivamente, del marito/soldato e dell'interprete, mentre la mano del regista è sicura nel dare tensione e ritmo al racconto portandolo ai confini del film d'azione, duro ma senza che sia mai necessario mostrare alcun tipo di violenza. Complimenti.