sabato 3 luglio 2010

Dovidenia, Dalmacija, e alla prossima!

Necessaire dalmatoBRAZZA (DALMAZIA, CROAZIA) -Scarpette da scoglio e da sasso, beninteso in un abbinamento di colori che non consente alternative plausibili: quelli della Beneamata. Sono l'unica attrezzatura indispensabile per un soggiorno balneare sulla sponda orientale dell'Adriatico, dove il mare assume un aspetto autentico. Sostengo da sempre che il "mare vero" inizia appena prima di Trieste, alle foci del Timavo, là dove vi si getta il Carso formando la Costiera dei Barbari, in direzione Sud-Est; il resto, ciò che abbiamo in dotazione nel "Belpaese" è una pozza che abbiamo contribuito a rendere un mortificante carnaio devastato da una furia cementificatrice raccapricciante. Con le parziali eccezioni del Conero, del Gargano e del Salento, il litorale italiano sta a quello croato come una bacinella da pediluvio a una Jacuzzi pluriaccessoriata. Come se non bastasse, in Berlusconistan si è soggetti a disagi, confusione e grassazioni intollerabili. Meglio farne a meno. A presto, dunque, Croazia!

venerdì 2 luglio 2010

Gelsa e Vrboska, altre due perle di Lesina




Vrboska - 1LESINA (DALMAZIA, CROAZIA) - Tempo ideale, oggi, con un cielo terso e un caldo temperato dalla brezza, per un'altra escursione sull'isola di Lesina. Un'ora di traversata del canale omonimo partendo da Bol, e si giunge in un'ampia baia che a  si suddivide in due profonde insenature: una verso Ovest, che va assottigliandosi sempre più, a mo' di fiordo, e in fondo alla quale si trova Vrboska; l'altra, più ampia, a Est, dove sorge Gelsa (Jelsa in croato). Vrboska (foto in alto) è un delizioso e tranquillo paesino di pescatori con case in pietra, le belle chiese di San Lorenzo e quella di  Santa Maria della Pietà, quest'ultima facente parte di una fortificazione eretta nel XVI secolo e che domina il borgo e la baia, e mi ha immediatamente ricordato Murano anche per via di un canale di acqua di mare, attraversato da più ponticelli, che penetra per un lungo tratto nell'abitato dividendo la parte per così dire "storica", sede delle attività sia amministrative sia connesse al turismo, dai negozi alle konobe (trattorie) e dove si trova anche un interessante museo della pesca, a quella dove si trovano i pompieri (indispensabili in un porto abbastanza trafficato come questo), le officine e si svolgono le attività artigianali.Vrboska baiaPiù avanti su questo lato meno battuto, si apre un'altra baia (foto qui sopra), più ampia me sempre ben protetta, dove ormeggia un buon numero di imbarcazioni da diporto  sia a vela sia a motore, e si trovano degli alberghi discreti che, come consueto, nemmeno si notano immersi come sono nella pineta, e una lunga zona balnearePiù estesa e abitata Jelsa (la Gelsa dei veneziani), meno raccolta ma altrettanto pittoresca, accogliente, che con le sue labirintiche calli in salita ricorda molto Rovigno d'Istria e, di rimando Venezia. Alcune belle chiese, tra cui Santa Maria, la più grande; la Madonna della Salute, sulla collina di Racic e vista sul porto, quelle di San Rocco e San Michele, ma quella secondo me più suggestiva è quella di ottagonale di San Giovanni (foto in basso), in stile rinascimentale barocco, in una piazza cricondata da edifici in pietra della stessa epoca e precedenti, nella zona meglio conservata della città. Una simpatica gita in quest'ultima giornata di vacanza dalmata.Jelsa Piazza San Giovanni
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GIOVEDÌ, 01 LUGLIO 2010

Eremi, pietraie e borghi marinari di Brazza

Monastero di BlacaBRAZZA (DALMAZIA, CROAZIA) - Ieri e oggi ho approfittato del vento che puntualmente si leva sulla costa nel pomeriggio e rende più sopportabile l'afa di questi giorni, nonché di una pausa dei Mondiali sudafricani in attesa dei quarti di finale che si celebrano a partire da domani, per procedere a una ricognizione di quanto mi manca da vedere dell'isola. Prima tappa obbligata, l'eremo di Blaca (foto sopra) che si raggiunge da Neresi, il vecchio capoluogo veneziano, lungo una strada bianca piuttosto agevole nel primo tratto, a occhio sei-sette chilometri, che si restringe man mano negli ultimi tre diventando tortuosa, piena di buche, avvallamenti e pozzanghere costringendo a un autentico esercizio di fuoristrada. Si raggiunge quindi un piazzale dove si posteggia il mezzo e da cui parte un sentiero scosceso, lungo due chilometri e mezzo che, tra pini, lecci, cespugli di salvia, rosmarino e more di rovo porta a questo complesso, fondato nel 1588 da una comunità monastica fuggita dalla Bosnia sotto l'avanzata dei turchi e costruito in una posizione strategica, in una valle incuneata tra le alture e impossibile da scorgere dal mare, che offriva adeguate garanzie di sicurezza rispetto a possibili assalti pirateschi. Il monastero prosperò e diventò una potenza economica tanto che nel XVII secolo riforniva tutta l'isola con i suoi prodotti, a cominciare da olio, vino e miele, esportati sia a Venezia sia a Vienna (gli alveari, anziché in legno, erano costruiti con lastre di marmo cementate nelle congiunzioni e chiusi da un coperchio di pietra) nonché con il bestiame che allevava, e oggi si presenta come uscito dall'ultimo restauro del 1891.MIlnaCome apprendo da "Il leone di Lissa - Viaggio in Dalmazia" di Alessandro Marzo Magno (Il Saggiatore, 2003), che porto con me come una sorta di breviario (laico) nelle mie peregrinazioni dalmate, oltre che luogo di raccoglimento e preghiera e centro di produzione, il convento era anche un osservatorio astronomico, e l'ultimo padre rettore, Nikola Miličević|, morto a 76 anni nel 1963, si era laureato in astronomia a Vienna nel 1924 e da lì aveva fatto raggiungere quello che per parecchio è stato il più grande telescopio di tutti i Balcani. Esiste ancora, smontato in una cassa, così come nella biblioteca dell'eremo (ottomila volumi) è conservata una raccolta di innumerevoli pubblicazioni sull'argomento, perché padre Miličević|era in corrispondenza con gli astronomi di mezzo mondo. Tutto questo fa parte di un museo che l'autore del libro di cui sopra ha fatto in tempo a visitare, ma che disgraziatamente risulta chiuso fino a nuove disposizioni. In un rigurgito di inefficienza e cialtroneria realsocialista, lo si apprende soltanto giunti alla porta del convento da un foglio che vi è appiccicato in maniera precaria col nastro adesivo, e non dal cartello che descrive il convento che si trova nel piazzale del parcheggio. La scarpinata sulla mulattiera (ché tale è, come testimoniano cumuli di escrementi equini), nonostante la faticosa risalita è valsa comunque la pena per gli scorci panoramici che si godono lungo il percorso, per l'amenità del luogo e, solo al pensiero di cosa ci è voluto per erigere delle costruzioni in un logo così impervio, rimarrà uno dei più bei ricordi dell'isola. Ripreso l'automezzo, mi sono spostato prima a Milna(seconda foto dall'alto), sulla costa occidentale, adagiata in fondo a un fiordo incantevole (e per questo porto naturale d'elezione per imbarcazioni da diporto e pesca). A mio giudizio, insieme a Splitska (l'antico porto romano da cui, come si  intuisce dal nome, il marmo veniva imbarcato per spalato) dopo Bol è la località marina più gradevole di Brazza.Bobovisca na moruBelli anche i borghi di Ložišća e Bobovišća, all'interno, quest'ultimo con un'appendice a mare (foto qui sopra) situata alla fine di un altro fiordo, poco a Nord rispetto a Milna. Sulla costiera settentrionale, in fronte a Spalato, è graziosa Sutivan, mentre non sono un granché Mirca e Supetar, il capoluogo attuale, approdo principale dei traghetti da Spalato. Di Splitska ho detto, mentre ho trovato deludente Postira, da cuo però in compenso parte una fertilissima vallata verso l'interno, coltivata prevalentemente a vigneto e dominata dal paesino di Dol, dove si trova anche un agriturismo in cui si mangia ottimamente e si beve meglio. All'interno,come da foto in basso, un'incredibile quantità di pietraie, con un'infinità di cumuli che possono talvolta ricordare dei nuraghi in miniatura. Questo ieri; oggi invece rapida escursione ai centri sul lato orientale dell'isola, a cominciare da Solca, la "capitale" delle cave di marmo, in cima a una collina, da cui scendono due strade verso il mare: una porta a Povlja, ancora sulla costa settentrionale, un borgo sonnolento che sembra l'ideale per chi desidera un soggiorno nel massimo della quiete; l'altra verso Sumartin, che già guarda verso Lesina, a Sud, vivace e ridente borgo da cui partono i traghetti per la terraferma, in direzione Makarska, un'alternativa a Spalato e che vale la pena se si è diretti a Lesina o verso Dubrovnik.Pietraie

Gelsa e Vrboska, altre due perle di Lesina

Vrboska - 1LESINA (DALMAZIA, CROAZIA) - Tempo ideale, oggi, con un cielo terso e un caldo temperato dalla brezza, per un'altra escursione sull'isola di Lesina. Un'ora di traversata del canale omonimo partendo da Bol, e si giunge in un'ampia baia che a  si suddivide in due profonde insenature: una verso Ovest, che va assottigliandosi sempre più, a mo' di fiordo, e in fondo alla quale si trova Vrboska; l'altra, più ampia, a Est, dove sorge Gelsa (Jelsa in croato). Vrboska (foto in alto) è un delizioso e tranquillo paesino di pescatori con case in pietra, le belle chiese di San Lorenzo e quella di  Santa Maria della Pietà, quest'ultima facente parte di una fortificazione eretta nel XVI secolo e che domina il borgo e la baia, e mi ha immediatamente ricordato Murano anche per via di un canale di acqua di mare, attraversato da più ponticelli, che penetra per un lungo tratto nell'abitato dividendo la parte per così dire "storica", sede delle attività sia amministrative sia connesse al turismo, dai negozi alle konobe (trattorie) e dove si trova anche un interessante museo della pesca, a quella dove si trovano i pompieri (indispensabili in un porto abbastanza trafficato come questo), le officine e si svolgono le attività artigianali.Vrboska baiaPiù avanti su questo lato meno battuto, si apre un'altra baia (foto qui sopra), più ampia me sempre ben protetta, dove ormeggia un buon numero di imbarcazioni da diporto  sia a vela sia a motore, e si trovano degli alberghi discreti che, come consueto, nemmeno si notano immersi come sono nella pineta, e una lunga zona balnearePiù estesa e abitata Jelsa (la Gelsa dei veneziani), meno raccolta ma altrettanto pittoresca, accogliente, che con le sue labirintiche calli in salita ricorda molto Rovigno d'Istria e, di rimando Venezia. Alcune belle chiese, tra cui Santa Maria, la più grande; la Madonna della Salute, sulla collina di Racic e vista sul porto, quelle di San Rocco e San Michele, ma quella secondo me più suggestiva è quella ottagonale di San Giovanni (foto in basso), in stile rinascimentale barocco, in una piazza cricondata da edifici in pietra della stessa epoca e precedenti, nella zona meglio conservata della città. Una simpatica gita in quest'ultima giornata di vacanza dalmata.Jelsa Piazza San Giovanni

giovedì 1 luglio 2010

Eremi, pietraie e borghi marinari di Brazza

Monastero di BlacaBRAZZA (DALMAZIA, CROAZIA) - Ieri e oggi ho approfittato del vento che puntualmente si leva sulla costa nel pomeriggio e rende più sopportabile l'afa di questi giorni, nonché di una pausa dei Mondiali sudafricani in attesa dei quarti di finale che si celebrano a partire da domani, per procedere a una ricognizione di quanto mi manca da vedere dell'isola. Prima tappa obbligata, l'eremo di Blaca (foto sopra) che si raggiunge da Neresi, il vecchio capoluogo veneziano, lungo una strada bianca piuttosto agevole nel primo tratto, a occhio sei-sette chilometri, che si restringe man mano negli ultimi tre diventando tortuosa, piena di buche, avvallamenti e pozzanghere costringendo a un autentico esercizio di fuoristrada. Si raggiunge quindi un piazzale dove si posteggia il mezzo e da cui parte un sentiero scosceso, lungo due chilometri e mezzo che, tra pini, lecci, cespugli di salvia, rosmarino e more di rovo porta a questo complesso, fondato nel 1588 da una comunità monastica fuggita dalla Bosnia sotto l'avanzata dei turchi e costruito in una posizione strategica, in una valle incuneata tra le alture e impossibile da scorgere dal mare, che offriva adeguate garanzie di sicurezza rispetto a possibili assalti pirateschi. Il monastero prosperò e diventò una potenza economica tanto che nel XVII secolo riforniva tutta l'isola con i suoi prodotti, a cominciare da olio, vino e miele, esportati sia a Venezia sia a Vienna (gli alveari, anziché in legno, erano costruiti con lastre di marmo cementate nelle congiunzioni e chiusi da un coperchio di pietra) nonché con il bestiame che allevava, e oggi si presenta come uscito dall'ultimo restauro del 1891.MIlnaCome apprendo da "Il leone di Lissa - Viaggio in Dalmazia" di Alessandro Marzo Magno (Il Saggiatore, 2003), che porto con me come una sorta di breviario (laico) nelle mie peregrinazioni dalmate, oltre che luogo di raccoglimento e preghiera e centro di produzione, il convento era anche un osservatorio astronomico, e l'ultimo padre rettore, Nikola Miličević|, morto a 76 anni nel 1963, si era laureato in astronomia a Vienna nel 1924 e da lì aveva fatto raggiungere quello che per parecchio è stato il più grande telescopio di tutti i Balcani. Esiste ancora, smontato in una cassa, così come nella biblioteca dell'eremo (ottomila volumi) è conservata una raccolta di innumerevoli pubblicazioni sull'argomento, perché padre Miličević|era in corrispondenza con gli astronomi di mezzo mondo. Tutto questo fa parte di un museo che l'autore del libro di cui sopra ha fatto in tempo a visitare, ma che disgraziatamente risulta chiuso fino a nuove disposizioni. In un rigurgito di inefficienza e cialtroneria realsocialista, lo si apprende soltanto giunti alla porta del convento da un foglio che vi è appiccicato in maniera precaria col nastro adesivo, e non dal cartello che descrive il convento che si trova nel piazzale del parcheggio. La scarpinata sulla mulattiera (ché tale è, come testimoniano cumuli di escrementi equini), nonostante la faticosa risalita è valsa comunque la pena per gli scorci panoramici che si godono lungo il percorso, per l'amenità del luogo e, solo al pensiero di cosa ci è voluto per erigere delle costruzioni in un logo così impervio, rimarrà uno dei più bei ricordi dell'isola. Ripreso l'automezzo, mi sono spostato prima a Milna(seconda foto dall'alto), sulla costa occidentale, adagiata in fondo a un fiordo incantevole (e per questo porto naturale d'elezione per imbarcazioni da diporto e pesca). A mio giudizio, insieme a Splitska (l'antico porto romano da cui, come si  intuisce dal nome, il marmo veniva imbarcato per spalato) dopo Bol è la località marina più gradevole di Brazza.Bobovisca na moruBelli anche i borghi di Ložišća e Bobovišća, all'interno, quest'ultimo con un'appendice a mare (foto qui sopra) situata alla fine di un altro fiordo, poco a Nord rispetto a Milna. Sulla costiera settentrionale, in fronte a Spalato, è graziosa Sutivan, mentre non sono un granché Mirca e Supetar, il capoluogo attuale, approdo principale dei traghetti da Spalato. Di Splitska ho detto, mentre ho trovato deludente Postira, da cuo però in compenso parte una fertilissima vallata verso l'interno, coltivata prevalentemente a vigneto e dominata dal paesino di Dol, dove si trova anche un agriturismo in cui si mangia ottimamente e si beve meglio. All'interno,come da foto in basso, un'incredibile quantità di pietraie, con un'infinità di cumuli che possono talvolta ricordare dei nuraghi in miniatura. Questo ieri; oggi invece rapida escursione ai centri sul lato orientale dell'isola, a cominciare da Solca, la "capitale" delle cave di marmo, in cima a una collina, da cui scendono due strade verso il mare: una porta a Povlja, ancora sulla costa settentrionale, un borgo sonnolento che sembra l'ideale per chi desidera un soggiorno nel massimo della quiete; l'altra verso Sumartin, che già guarda verso Lesina, a Sud, vivace e ridente borgo da cui partono i traghetti per la terraferma, in direzione Makarska, un'alternativa a Spalato e che vale la pena se si è diretti a Lesina o verso Dubrovnik.Pietraie

martedì 29 giugno 2010

Bol e la Punta d'oro, il plavac e i domenicani


Zlatni ratBOL, BRAZZA (DALMAZIA, CROAZIA) - Sotto il profilo balneare, Brazza è famosa per la spiaggia di Zlatni Rat (Punta d'oro), situata al termine della bella passeggiata a mare di Bol, sulla costa meridionale dell'isola. Si tratta di una lingua di terra formata da minuscoli ciottoli, che si potrebbero confondere con della sabbia di grana grossa, formata dal gioco delle correnti, che si protende nel mare assottigliandosi a forma di triangolo formando due spiagge ad arco, una di circa 460 metri aperta sul canale che separa Brazza da Lesina; l'altra, lievemente più corta e più protetta, a Est. Fino a un certo punto la penisola è coperta di pini, poi prosegue brulla e la sua punta cambia forma e direzione a seconda del vento. Un'altra particolarità è data dal fatto che, essendo comunque rialzata rispetto al livello del mare, capita che le condizioni del vento e dell'acqua siano completamente diverse da un versante all'altro, pur distando poche decine di metri. Bol è il principale centro turistico di Brazza e sorge a metà della sua costa meridionale, a una trentina di chilometri dal capoluogo Supetar, dove approdano i traghetti da Spalato, e a cui è collegata da un'ottima strada e frequenti bus. Si trova in posizione strategica per i collegamenti con Lesina, da cui la separa un braccio di mare e verso cui ogni giorno partono escursioni (ma senza trasporto auto) ed è tra i principali centri di windsurfdell'intera costiera dalmata, per le ideali condizioni di brezza lungo il canale tra le due isole. L'offerta di alloggi è composta prevalentemente da stanze e appartamenti in affitto, ma ci sono anche alcuni alberghi, concentrati alle spalle del lungomare che porta a Zlatni Rat, immersi nella pineta e per nulla appariscenti: un esempio di come si fa integrare delle costruzioni moderne nell'ambiente naturale, cosa che era in grado di fare la Jugoslavia di Tito ma non l'Italia democristiano-comunista del primo quarantennio postbellico, responsabile del sacco immobiliare, per non parlare di quella berlusconiana che le è subentrata e ha definitivamente sconciato il Paese.Monastero di GlavicaGrazioso il resto del paese, tipicamente dalmata con le sue case in pietra;  a metà, prima del porticciolo, la cooperativa vinicola fondata nel 1903: prodotto di punta il rosso Plavac, tipico dell'isola così come a Lesina, e all'altra estremità rispetto a Zlatni Rat, il convento domenicano di Glavica, fondato nel 1475,  la cui chiesa, la più antica dell'isola e risalente al XII secolo, vanta una pala d'altare, una Madonna con bambino intitolata Santa Maria delle Grazie, attribuita al Tintoretto (più probabilmente di scuola); annesso anche un piccolo ma in compenso interessante museo archeologico, ricco di anfore, incunaboli, libri e documenti vari e una nutrita collezione numismatica che ripercorre le varie dominazioni subite da Brazza, compresa quella russa, del tutto inusuale nell'Adriatico, per un paio d'anni all'inizio dell'Ottocento. Il pezzo forte del convento, però, rimane il giardino terrazzato che si affaccia sul mare, curatissimo, colmo di piante e fiori, con tanto di imbarcadero (sembra di essere in qualche angolo nascosto della Laguna veneziana). Funge anche da caffè-bar, e domenica, dopo la messa i frati, nei loro eleganti e candidi sai bianchi con cappuccio, erano lì a sorseggiare un calice di vino con i visitatori, fedeli e non, croati o stranieri. Un'oasi di pace, un angolo delizioso.Domenicano

sabato 26 giugno 2010

Da Brazza a Lesina, l'isola della lavanda


Lesina DuomoLESINA (DALMAZIA, CROAZIA) - Previsioni meteorologiche sbagliate e giornata a un primo giudizio poco felice per un'escursione a Lesina (Hvar in croato) e Palmisana, ma il cielo prevalentemente nuvoloso, la temperatura mite e una brezza corroborante sono state di giovamento perché c'è stato da scarpinare. A differenza di Supetar, che è divenuta capoluogo di Brazza soltanto al termine della dominazione della Serenissima (che aveva scelto Neresi come sede del governo, all'interno dell'sola, lontana dalle incursioni dei pirati e dalla zanzara anofele), conservandone scarse tracce, a Lesina l'impronta veneziana è nettissima, il Leone è piantato ovunque, e in piccolo la città ricorda Ragusa, ossia la magnifica Dubrovnik. Se il palazzo dei Rettori non esiste più, c'è invece l'arsenale, di dimensioni adatte alla costruzione di galee, sovrastato da quello che risulta essere il più antico teatro pubblico europeo, voluto dal nobiluomo Pietro Semitecolo all'inizio del 17° secolo. Splendida l'ampia piazza chiusa da un lato dalla cattedrale di Santo Stefano (foto in alto), costruita dopo l'invasione turca del 1571, e dall'altro dal porticciolo. Sul lato opposto all'arsenale, la loggia veneziana, oggi terrazza di un albergo, e un bel palazzo gotico. Da un'altura di circa cento metri, raggiungibile con una ripida scalinata che parte dalla piazza e seguita da qualche morbido tornante in mezzo a un parco, domina la città il castello, altrimenti detto Fortezza Spagnola (ignoro per quale motivo, poiché di iberici qui non se ne sono mai visti), da cui si gode uno splendido panorama che oltre alla città e alle isole che chiudono la baia giunge fino a Lissa e Curzola (foto sotto)Lesina panorama  JPGLesina, come dicevo nell'ultimo post, è l'isola della lavanda, importata dalla Provenza attorno al 1925 e che qui ha trovato il terreno e il clima ideale per riprodursi in quantità impressionati: nel secolo scorso, prima delle sciagurate guerre jugoslave, con una produzione che arrivava fino a 40/50  tonnellate di olio di lavanda (oggi stabilizzata sulle 20, il 90% destinato all'industria cosmetica, il 10 a quella medicinale) è stata letteralmente l'oro di Lesina, soprattutto per i paesi  poveri dell'interno che non potevano vivere di pesca e che non avevano terreni adatti alla produzione di vino e olio. Che sono gli altri due prodotti di punta dell'isola: celebre il prošek, che non ha nulla a che vedere col prosecco nostrano di Valdobbiadene, ottenuto dal vino fatto appassire sul tetto o sul pergolo, profumato e buono quanto raro. Da 100 chili di uva se ne ottengono dai 10 ai 15 litri che in teoria dovrebbero avere fra i 30 e i 35 gradi zuccherini; quello che si trova abitualmente in commercio ne ha mediamente 20 ed è mischiato con altro vino. Sempre sull'isola di Lesina, per le precisione a Sveta Nedjelja, è attiva l'azienda vinicola privata più grande e prestigiosa della Croazia, quella di Zlatan Plenković, che ha reso famosi il Plavac, rosso, e due bianchi, lo Zlatan e lo Zavala. Da notare che vengono utilizzati soltanto vitigni autoctoni dell'isola, che hanno resistito alla filossera alla fine del XIX secolo. Lavanda ovunque, quindi, per le strade di Lesina, in qualsiasi forma: dai sacchetti di fiori secchi, ai mazzi di infiorescenze, agli oli, alle essenze, ai mieli. E' una cittadina molto vivace, mondana, modaiola, anche civettuola, direi perfino un po' da "fighetta": oltre a essere ben collegata con Spalato e le altre isole della Dalmazia e ad Ancona dall'altro lato del mare, è dotata di un porto naturale ben protetto, che la rende una delle mete da diporto predilette di tutto l'Adriatico. Sull'isola, che contende a Veglia il titolo di più grande di questo mare ma che certamente è la più lunga coi suoi 68 chilometri, è doveroso tornarci perché in grado di riservare molte gradevoli sorprese. Intanto, per completare la gita, mi sono concesso un'occhiata e un tuffo sull'isola di Palmisana (foto in basso), mezz'ora di battello da Lesina, dotata di una marina molto ben organizzata e di due porti naturali ancora più protetti di quello del capoluogo, dove a far da protagonista non è la lavanda bensì il rosmarino: un profumo inebriante, seguito dal fico d'india.Palmisana

giovedì 24 giugno 2010

L'isola di marmo

Brazza exportBRAZZA (DALMAZIA, CROAZIA) - Tonificata da una brezza frizzante che a tratti porta effluvi di lavanda, quasi in fase di raccolta, provenienti dalla prospiciente isola di Lesina (Hvar per gli smemorati), l'estate è finalmente giunta anche a Brazza, in Dalmazia, l'isola delle cave, del vino, del formaggio e dell'olio. Fino al 1° luglio vigono prezzi di bassa stagione, e prevalgono vacanzieri provenienti dall'Europa centro-orientale: soprattutto polacchi, cechi e slovacchi, seguiti dagli ungheresi, ma ci sono anche ucraini, russi e baltici, mentre scarseggiano tedeschi e austriaci, che si fermano più a Nord. Sono presenti alcuni italiani, spagnoli e francesi in fuga delle costose e chiassose spiagge patrie, invase appunto dai sopraccitati "lingus", come li chiama un mio parente austro-tedesco per non far capire che parla di loro quando si dedica a una feroce e impietosa vivisezione antropologica del loro comportamento all'estero. Uno spettacolo, garantisco, gustosissimo. Mare pulito, e trasparente, clima e profumi mediterranei, rimane monotona e modesta l'offerta gastronomica lungo tutta la costiera mentre la comunicativa non è il lato forte del carattere dei croati, specialmente di quelli non indigeni della Dalmazia, che sono qui solo durante la stagione estiva per occuparsi dell'affitto degli appartamenti di loro proprietà o che ruotano attorno all'offerta turistica. La quale conserva tuttavia un suo tratto famigliare e ruspante che me la fa preferire di gran lunga a quella vorace, plastificata, caotica, latrocinante, cafona, spesso malavitosa, offerta nella terra dove un tempo fiorivano i limoni. Nell'isola del marmo, invece, crescono in abbondanza viti (che producono l'ottimo plavac, il miglior rosso dalmata, che fonde in sé i gli aromi di terra e mare), olivi, rosmarino e salvia, di cui si nutrono capre e pecore dal cui latte si producono formaggi dal sapore memorabile. E', quella delle cave di pietra bianca, insieme al turisimo, l'attività principale di Brazza, oggi come duemila anni fa: non per questo l'isola è deturpata dalla loro presenza, che è discreta anche se diffusa ovunque. Candida, immacolata: con essa furono eretti il magnifico palazzo dell'imperatore Diocleziano, a Spalato, e il mirabile duomo di San Giacomo di Sebenico, ma in epoche più recenti dal porticciolo di Splitska ha viaggiato anche più lontano: è stata utilizzata nella costruzione del teatro alla Scala di Milano, del Parlamento di Vienna, del Reichstag di Berlino e della Casa Bianca di Washington. Con un marmo simile, il palazzo simbolo dell'odierno potere imperiale, è rimasto di quel colore quasi abbagliante. Il contrasto del marmo bianchissimo col mare blu zaffiro e il verde dei pini e dei lecci non potrebbe essere più attraente.