venerdì 5 febbraio 2021

Si muore solo da vivi

"Si muore solo da vivi" di Alberto Rizzi. Con Alessandro Roja, Alessandra Mastronardi, Neri Marcorè, Francesco Pannofino, Annalisa Bertolotti, Ugo Pagliai, Amanda Lear e altri. Italia 2020
 
★★★+
Felice esordio nel lungometraggio del drammaturgo e regista teatrale veronese Alberto Rizzi con un film lieve, fresco, molto padano, nel senso del Po e del suo tratto più vero, che parte da Pavia, secondo me esattamente dal Ponte della Becca, nel punto in cui vi affluisce il Ticino) dove  comincia un mondo a parte, quello lungo gli argini, sanguigno, terragno ma anche trasognato e magico, quello dove non a caso Guareschi aveva ambientato le vicende di Peppone e Don Camillo, che ha dato i natali a un Gran Lombardo come Gianni Brera, dove viveva e che aveva trasposto in parte nelle sue tele Antonio Ligabue, quello che ha ispirato un altro Ligabue, Luciano, e qui mi riferisco alla sua trilogia cinematografica senza tralasciare la dimensione musicale, che da queste parti ha la sua importanza, specie nel tratto emiliano. E  proprio qui è ambientata questa storia semplice, trasognata, che prende come punto di avvio il terremoto del 2012 che ha colpito soprattutto il Modenese, e scosso non solo la pianura che si estende ai lati del Grande Fiume ma anche la vita di Orlando (il convincente Alessandro Roja), ex frontman dei Cuore Aperto, una band "funky" un tempo di successo nella zona da lui fondata e anche sciolta, che vive senza arte né parte, incapace di tenersi un lavoro e lasciandosi andare all'inedia e al rimpianto dell'amore perduto di Chiara (Alessandra Mastronardi, che ha da gestire il personaggio forse più debole del film), la donna della sua vita, in una baracca vicino al Po: gli tocca tornare ad abitare nella casa dei genitori e occuparsi dell'undicenne nipotina Angelica (bravissima Annalisa Bertolotti), orfana dei genitori, che lavoravano in una latteria sociale che aveva subito un crollo. Nemmeno il doversi prendere la responsabilità della vispa ragazzina (che si mostra spesso più adulta di lui) lo scuote, finché sulla sua strada non ricompaiono prima Chiara, che però sta per sposarsi, e poi la vecchia manager della band, interpretata da un'ancora frizzante e spiritosa Amanda Lear, che lo convince a rimetterla insieme: perché un musicista può anche smettere di suonare ma non di essere tale. Il lieto fine è assicurato quanto prevedibile, vero, ma non è questo il punto, ma il come ci si arriva: attraverso una scrittura agile, che scorre senza intoppi, e grazie alla felice scelta di un cast bene amalgamato, capace di ritrarre con garbo dei personaggi tanto credibili in quell'ambito dall'apparire reali, mentre il tono favolistico è sottolineato dalla voce narrante, affidata al capitano della motonave Stradivari, che solca maestoso le acque del Po come fosse in Nilo, il Rio delle Amazzoni o il Mississippi, impersonato da Ugo Pagliai. Aria fresca, che ricorda piacevolmente le atmosfere evocate dai film del compianto  Carlo Mazzacurati. Su Amazon Prime.

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