martedì 14 febbraio 2017

The Bigger Bang


Son cose belle. Non c'era bisogno di essere degli acclamati opinionisti, degli annusapatte dei potenti, degli oracoli del loro oscuro parlar politichese e degli esegeti delle loro manovre di palazzo e nemmeno dei profeti per prevedere come sarebbe andata a finire. Già alla vigilia delle primarie pidiote del novembre/dicembre 2012, poi vinte da Bersani, avevo auspicato la vittoria di Renzi, perché avrebbe affrettato la deflagrazione del PD. Il suo momento è arrivato un anno dopo: ecco cosa scrivevo su questo blog il giorno prima in cui fu eletto segretario, nel bis della pagliacciata tenutosi nel dicembre del 2013. Il fanfarone fiorentino ce l'ha quasi fatta: missione pressoché compiuta, parola del suo predecessore alla guida della gloriosa Ditta. Lo spumante è in fresco già da allora (non sempre lo stesso, sia chiaro) e non vedo l'ora di stapparlo. Beninteso: sarà la fine del partito comunistiano, non del morbo autoritario-inciucista che infetta questo Paese. Ma comunque la fine di un penoso equivoco.

1 commento:

  1. Un po' come quegli industrialotti venuti su dal niente i quali, cresciuto il figlio a pane e Master, per riscattare la loro ignoranza grazie ai denari della loro grezza ma sapiente capacità, si sentono poi in obbligo di lasciar l'azienda di famiglia in mano al plurilaureato rampollo.
    Il quale, forte di Master e studi dotti, manda a puttane l'azienda a forza di innovazione e finanza.
    Insomma, così come quasi mai i figi son degni dei padri (né viceversa), le ditte politiche con una storia che abdicano per far "largo ai giovani", meritano di essere da questi asfaltati.
    E che non ne resti più niente...

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