mercoledì 31 dicembre 2025
sabato 27 dicembre 2025
Breve storia d'amore
"Breve storia d'amore" di Ludovica Rampoldi. Con Pilár Fogliati, Adriano Giannini, Andrea Carpenzano, Valeria Golino, Massimo de Lorenzo, Betti Pedrazzi, Monica Nappo e altri. Italia 2025 ★★★★1/2
Felice esordio alla regia per Ludovica Rampoldi, sceneggiatrice una solida carriera di sceneggiatrice con collaborazioni di prestigio, tra cui Bellocchio, Salvatores e Molaoli in film pluripremiati e serie TV di valore: Breve storia d'amore, breve e dagli sviluppi sorprendenti quanto esemplare, è una commedia ironica e a tinte gialle che riconcilia con la recente produzione italiana, mediamente deludente, e indaga sui meccanismi innescati da una apparentemente casuale tresca extraconiugale. Siamo a Roma (ma il film non è per nulla romanocentrico) e Rocco (Giannini), un sismologo cinquantenne ogni venerdì sera si "scarica" in match di scacchipugilato (disciplina che esiste per davvero) incontra per caso nel bar che frequenta abitualmente Lea (Pilár Fogliati, attorno a cui ruota, a ragione, tutto il film e artefice di una interpretazione memorabile), giornalista free lance sui trenta, che invece lo ha scelto a caso, come fa abitualmente quando annega nei gin tonic i suoi problemi di coppia. Ha una figlia piccola e il compagno (Carpenzano) è attore di serie TV di successo, mentre Rocco da vent'anni è sposato con Cecilia (Golino), una psicanalista che invece come sfogatoio utilizza il poligono di tiro. Tra Rocco e Lea comincia, per iniziativa di lei, una relazione (così viene definita dopo il terzo incontro) sempre più coinvolgente e dagli aspetti a prima vista insoliti, che vede la donna insinuarsi nel matrimonio tra Rocco e Cecilia, fino a scegliere lei come propria psicanalista per conoscerla da vicino, ma per uno scopo totalmente diverso da quello che potrebbe sembrare a prima vista. Chiudo qui con il riassunto della trama, perché altrimenti svelerei il finale, che giunge inesorabile (i ritmi del racconto sono perfetti, scadenzati da capitoli che hanno dei titoli rivelatori, così come chirurgici e mai banali sono i dialoghi: non ci si parla addosso a vanvera come troppo spesso nei film nostrani). Tempi, scrittura, sottigliezza, intelligenza mi hanno ricordato Follemente di Paolo Genovese, tra le migliori cose viste quest'anno, altro film che vedeva tra i suoi protagonisti Pilár Fogliati, il cui volto bello quanto straordinariamente espressivo è il mezzo con cui riesce a donare ai suoi personaggi tutti i registri degli stati d'animo richiesti dalla parte affidatale e dalle evoluzioni della storia; in questa occasione, che la vede perno di tutta la vicenda, ancor di più. Una donna camaleonte, sicuramente manipolatoria, come lo sono però anche gli altri personaggi, tranne tutto sommato il povero Rocco, che risulta più un mezzo per raggiungere il fine di una operazione demiurgica innescata da Lea che ne uscirà, come lei ma non per forza con lei, avendo fatto chiarezza con sé stesso.
mercoledì 24 dicembre 2025
Saudade
Tarde em Itapuã
Sono anni ormai che su questo blog, strumento divenuto obsoleto in tempi di comunicazione istantanea quanto evanescente, non scrivo di viaggi, né di calcio, né di politica (in senso lato): esprimere il proprio pensiero pubblicamente è diventato sempre più rischioso per le conseguenze penali che può avere; d'altro canto mi rifiuto, a questo punto, di dare qualsiasi "dritta" su località possibilmente non ancora devastate dall'invasione del turismo più becero, che ha ormai reso infrequentabili luoghi che ho amato e in cui mi è sempre più penoso rimettere piede. Faccio un'eccezione per Salvador de Bahía, che ho scelto come base durante il soggiorno di circa un mese in Brasile da cui sono rientrato una decina di giorni fa, in pieno clima da isteria parossistica natalizia. Non che non si respirasse aria di festa imminente e di consumo anche a quelle latitudini, ma è l'atteggiamento a essere diverso, oltre all'incongruità di vedere ai Tropici alberelli addobbati, babbi natale, carretti con le renne e perfino neve finta in mercatini che in alcuni casi non hanno nulla da invidiare a quelli divenuti ubiqui dalle nostre bande, e non soltanto a Nord dell'Adige, il che potrebbe ancora avere un senso. Insomma è l'atmosfera che cambia, in sostanza il "fattore umano", non solo la temperatura. Lo sapevo, e per questo ci sono ritornato, dopo che mancavo da qualche tempo. A Salvador, nello specifico, da quasi 25 anni. Ci ero venuto nel 2001 in "pausa di riflessione" per prendere una decisione che avrebbe dato una svolta alla mia vita, ossia lasciare il lavoro e Milano, la città dove sono nato, cresciuto e vissuto per due terzi della mia esistenza, perché ormai non la riconoscevo più: era durante la festa di Iemanjá, la dea delle acque, che si tiene ogni 2 febbraio sulla spiaggia di Rio Vermelho, una sorta di sposalizio del mare di rito afro-brasiliano. La Regina degli Oceani e il Senhor do Bonfim mi avevano allora felicemente ispirato in una scelta che si è rivelata quanto mai giusta. Forse per questo ho voluto tornarci dopo un quarto di secolo, dopo aver visitato in altre occasioni soprattutto la parte meridionale di un Paese che è quasi un continente. E perché mi mancava la sua gente, ospitale, amichevole, sempre disposta a darti una mano e ad accoglierti con un sorriso e a non farti mai sentire un estraneo. Soprattutto le persone più umili. Insomma, un bagno di umanità di cui avevo bisogno provenendo da un Paese e un Continente inebetiti, incarogniti, senza memoria, irretiti da un'ignobile campagna bellicista. Sperando che i brasiliani tengano duro e che il loro presidente, Lula, rimanga in salute a lungo, e Bolsonaro in galera come merita.


