martedì 14 agosto 2018

Quando la copertina riacquista un suo perché...


E' finita l'estate. Con due giorni d'anticipo sul Ferragosto, si è "rotta" la bella stagione e da oggi nulla sarà più come prima. 
A Nord delle Alpi ci voleva: raramente c'è stata un estate così torrida e siccitosa come questa, e la situazione peggiorava progressivamente spostandosi verso settentrione, fino in Scandinavia, con punte oltre i 30 °C all'ombra anche ben oltre il circolo polare artico nel mese di luglio. 
Uno dei momenti di più struggente languore di tutto l'anno giunge quando nell'atto di stendersi sul divano a leggere qualche pagina prima di piombare nella pennica post prandiale si comincia a sentire il bisogno di riesumare l'apposita, provvidenziale copertina.
Dai boschi circostanti, mi trovo nel Kobanaußer Wald, nel cuore dell'Innviertel, la regione che si può definire la Toscana dell'Austria, dopo i temporali di ieri sera e la pioggia notturna, emanano resinosi vapori in cui già si percepiscono fragranze autunnali; stamattina al mercato, oltre a montagne di more e mirtilli, ho avvistato i primi finferli e anche alcuni splendidi, grassi porcini: si rimane in attesa che maturi l'uva, sperando in una vendemmia che sia di qualità, se non di quantità, e dell'annuale, doveroso pellegrinaggio in programma dopodomani all'Augustiner Bräu Mülln a Salisburgo, evento che segnerà la fine del personale ramadan che mi ero imposto dopo la finale del Mondiale di calcio immeritatamente vinta dalla Francia contro la valorosa Croazia. Prosit, salute, na zdravljie!

domenica 12 agosto 2018

Una bevanda per l'estate


Acqua (meglio se gassata a dovere), limone, menta e zenzero fresco grattugiato, sconsigliato lo zucchero.
Dissetante, rinfrescante, corroborante, depurativo.
E in mona la canicola!

venerdì 10 agosto 2018

Cattolici e fanatici pro-vita: fatemi capire




Pensando a coloro, cattolici seguaci di Bergoglio in prima fila, e integralisti di altre confessioni oltre a opportunisti di vario genere che in Argentina stanno festeggiando perché il Senato ha respinto il progetto di depenalizzazione dell'interruzione volontaria della gravidanza, finora ammessa soltanto nel caso di stupro o di pericolo per la vita della madre, al fine di garantire un aborto sicuro e assistito, viene da chiedersi quali seri problemi abbiano con l’entità ultraterrena in nome della quale conducono la propria guerra senza frontiera contro un provvedimento di civiltà se per scoraggiare le donne ad abortire, e punirle se lo fanno, non bastano la legge e la giustizia divine ma bisogna ricorrere a quelle umane e alla coercizione da parte dello Stato.




giovedì 9 agosto 2018

"A Beautyful Day - You Were Never Really Here"

"A Beautyful Day - You Were Never Really Here" di Lynne Ramsay. Con Joaquin Phoenix, Ekaterina Samsonov, Alessandro Nivola, Alex Manette, John Doman, Judith Roberts. USA, Francia 2017 ½
Fra i ripescaggi estivi di titoli che mi erano sfuggiti durante la regular season, questo della regista scozzese Lynne Ramsay è quello che mi ha lasciato più perplesso, e non per come il film e stato girato: tecnicamente è anzi ottimo, suggestivo, con un accompagnamento musicale magistrale a sottolinearne la tensione spesso spasmodica e il disagio che suscita nello spettatore, ma nonostante duri soltanto un'ora e mezzo scarsa già dopo una decina di minuti ci si domanda dove voglia andare a parare e se non ci si stufa prima della fine è soltanto per avere la conferma che continua a girare a vuoto, irrimediabilmente. Ora: che la Ramsay abbia una sorta di vocazione a raccontare vicende di abusi su bambini lo dicono suoi lavori precedenti come gli inquietanti e meritevoli Ratcatcher ed E ora parliamo di Kevin, ma qui sembra che la pappa sia andata un po' insieme e il risultato finale è un frullato di Psycho, ripetutamente citato anche per il rapporto del protagonista con la madre, Taxi Driver, Trainspotter o il più recente Drive, con l'eroe, Joe, veterano di guerra reduce dalle esperienze più sconvolgenti e che tornano a ossessionarlo nei suoi ricorrenti incubi in cui non distingue fra sogni e realtà, che si "ricicla" come sicario o meglio giustiziere a pagamento: una sorta di Wolfe-che-risolve-i-problemi per conto di chi non ha la forza o il coraggio di farlo da solo. Lo seguiamo nei suoi lavori, risoluto, silenzioso, efficiente, spesso armato soltanto di un martello con cui sfonda crani qui e là, l'aria paranoica e alquanto robotica che riesce a conferirgli Joaquin Phoenix, che per i ruoli di disadattato con forti punte di autisimo sembra fatto apposta (sorge spontanea la domanda di quanto "ci faccia" e quanto, invece, "ci sia" di suo), finché non accetta l'incarico di recuperare Nina, la figlioletta di un senatore, poi suicida, finita in un giro di prostituzione minorile. Dietro al quale sta un altro politico locale, siamo nello Stato di New York e quella che si vede è quella squallida e periferica, con Manhattan sullo sfondo, solitamente in notturna, o in interni, forse il governatore o l'aspirante tale, non si capisce. Tutto è confuso nella mente di Joe come nella sceneggiatura che sta alla base della pellicola, non a caso premiata dalla giuria del Festival di Cannes l'anno scorso (di passaggio notiamo che si tratta di una coproduzione francese), già generosa in passato con la Ramsey. Lo splatter abbonda, i cadaveri pure, i déjà vu non ne parliamo. C'è tanto di meglio, in giro.

lunedì 6 agosto 2018

L'altro olocausto - 73 anni dopo

Per ricordarsi sempre chi ne fu responsabile e chi tuttora rappresenta il più grande pericolo per l'umanità.

giovedì 2 agosto 2018

Cinema Komunisto

"Cinema Komunisto" di Mila Turajlić. Con testimonianze di Alexandar "Leka" Konstantinović, Veliko Bulajić, Dragisa Djokić, Velimir "Bata Zivojinović,  Veliko Despotović, Stevan Petrović, Vlastimir Gavrik, Dan Tana, Sulejman Begić, Ranko Petrić. Serbia 2010 ★★★★★
Torna a essere proposto in giro in qualche sala d'essai questo documento eccezionale, oltre che gradevole e ricchissimo di filmati d'archivio, su ciò che significò il cinema in un Paese che, purtroppo, morì giovane e non sopravvisse a chi lo guidò durante la resistenza al nazifascismo e, poi, per altri trentacinque dalla fine della Seconda Guerra Mondiale fino alla sua morte nel 1980: Josip Broz Tito, maresciallo di Jugoslavia. Che era un appassionato cinefilo e che, da bravo dittatore quale fu, pur con le migliori intenzioni e alcuni pregi innegabili se solo si fa un paragone con la classe politica con cui hanno a che fare non soltanto i Paesi che ne facevano parte ma di tutto il Continente, per non parlar degli USA, aveva capito l'enorme potenzialità del mezzo sia per creare consenso all'interno sia per promuovere l'immagine del Paese all'esterno, sia, non ultimo, per procurare valuta pregiata alle casse dello Stato: il cinema contribuì non poco al prestigio della RSFJ nel mondo, specie dopo che Tito la sganciò dall'URSS nel 1948 per collocarla, successivamente, alla testa del movimento dei Paesi Non Allineati. La giovane autrice raccoglie testimonianze e aneddoti da parte dei protagonisti del cinema jugoslavo, a cominciare dal proiezionista personale di Tito e di sua moglie Jovanka, Leka Kostantinović, un militare distaccato presso la residenza del compagno presidente a Belgrado (indegnamente e inutilmente sfregiata durante i bombardamenti a cui fu sottoposta la città da parte della NATO e con l'assenso complice del governo D'Alema, giova ricordarlo, nella primavera del 1999) e che rimase al suo posto anche dopo essere andato in pensione, il quale tenne un registro dei film che fece vedere alla coppia: oltre ottomila, quasi uno al giorno; degli sceneggiatori, registi e attori dei colossal jugoslavi nonché, soprattutto, da parte di chi diresse i mitici studi Avala Film, la Cinecittà jugoslava su una collina della capitale, che lavorò anche per grandi produzioni straniere: americane, francesi, italiane e ne raconta la storia e la triste decadenza. Tito supervisionava tutto, incentivando particolarmente film che trattassero il tema della guerra partigiana, da lui capeggiata, annotando di suo pugno le sceneggiature e fornendo suggerimenti da persona competente oltre che interessata. Certamente fu cinema di propaganda ma non solo: nelle sue pieghe chi ci lavorava aveva un certo margine di autonomia sempre, si capisce, sotto l'ombrello protettivo a grazie alla benevolenza che il Grande Capo concedeva volentieri ai "suoi" artisti, e che ospitava spesso e volentieri le star internazionali, da Orson Welles a Richard Burton (che scelse per interpretare sé stesso in Sutjeska - La quinta offensiva) e Liz Taylor a Brioni, dove aveva la sua residenza estiva e da cui dirigeva di fatto il celebre Festival di Pola, l'equivalente di Cannes o Venezia sull'altra sponda dell'Adriatico. Un film-documentario imperdibile non solo per chi è interessato a cose balcaniche o agli affetti da jugonostalgija ma anche e soprattutto a chi ama il cinema in sé stesso e ne vuol capire i meccanismi. 

lunedì 30 luglio 2018

Ocean's 8

"Ocean's 8" di Gary Ross. Con Sandra Bullock, Cate Blanchett, Anne Hathaway, Mindy Kaling, Sarah Paulson, Awkwafina, Rihanna, Helena Bonham Carter, Dakota Fanning, Richard Armitage, James Corden e altri. USA 2018 ★★★+
Versione tutta al femminile derivata dalla collaudata serie Ocean's che aveva come protagonista assoluto George Clooney nei panni di Danny Ocean, a capo di una banda di truffatori e ladri che prendeva di mira i casinò e, a quel che risulta, scomparso (ma qualche dubbio rimane), al suo posto vediamo in azione la sorella Debbie (Sandra Bullock, che nelle commedie brillanti dà il suo meglio:che non è molto ma ce lo facciamo bastare) la quale, emulando il fratello, dopo 5 anni trascorsi in carcere riesce a convincere la commissione di sorveglianza a rilasciarla sulla parola dietro all'impegno di non frequentare le vecchie conoscenze e di condurre una vita irreprensibile. Uscita con 45 dollari in tasca e fiondatasi in taxi a Manhattan, nel giro di una mattinata si rifà il guardaroba e trova alloggio in un albergo di lusso e naturalmente ha già in mente un piano, elaborato durante il lungo periodo di detenzione, il clamoroso furto di una collana di diamanti di Cartier del valore di 150 milioni di dollari da sfilare dal collo della star Daphne Kruger (Anne Hathaway: di un'ampia spanna sopra le altre) durante il galà annuale del Metropolitan Museum. Per attuarlo contatta e convince l'amica e sodale Lou (Cate Blanchett), che al momento gestisce un locale in cui spaccia vodka annacquata, e con lei mette assieme una banda tutta al femminile che comprende un'esperta in diamanti, una hacker, una borseggiatrice, una ricettatrice, una stilista. Ovviamente la prima metà del film ha per oggetto i meticolosi preparativi del furto del secolo e l'altra la sua realizzazione: in realtà il "colpo" risulterà doppio, perché Debbie non si accontenterà della collana e alleggerirà, già che c'è, oltre a Cartier, anche il Met, al contempo vendicandosi dell'ex fidanzato, un gallerista di fama che l'aveva tradita consegnandola, di fatto, alla polizia. Ben fatto, divertente, disimpegnato, rilassante, frizzante: l'ideale per una serata al fresco di una sala cinematografica ben climatizzata: ogni tanto ci vuole qualcosa che non dia pensieri e che sia puro intrattenimento. Questo film lo garantisce e tanto basta.