giovedì 26 aprile 2018

La casa sul mare

"La casa sul mare" (La villa) di Robert Guédiguain. Con Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin, Gérard Meyland, Anaïs Demoustier, Jacques Boudet, Robinson Stévenin, Yann Trégouët e altri. Francia 2017 ★★★★
Cinema politico e antropologico al tempo stesso, quello del marsigliese Guédiguain, che de sempre rivolge la sua attenzione a ciò che è rimasto, col cambiare dei tempi e la sua metamorfosi, della classe operaia e della sua radicata coscienza, e dei riflessi che questa aveva nei comportamenti tanto collettivi quanto interfamigliari e individuali di chi ne faceva o anche ne fa tuttora parte, in seguito alla metamorfosi avvenuta non soltanto nel mondo del lavoro in senso stretto col trionfo della globalizzazione e dell'economia finanziaria che le sta dietro. Lo fa con un film che ha tempi, modi, personaggi e perfino luoghi della tragedia greca, considerata l'ambientazione prettamente mediterranea nella piccola baia di Méjean, a forma di anfiteatro, da cui si ha una vista spettacolare sulla città di Marsiglia, che le sta di fronte. Un minuscolo borgo di pescatori dove negli anni Sessanta e Settanta nel tempo libero un gruppo di operai ha costruito nel tempo libero delle ville in cui trascorrerre serenamente una vita comunitaria: una specie di enclave comunista. Tra questi, uno degli ultimi rimasti, il vecchio proprietario dell'unica trattoria del luogo, che per menù ha solo pasta e ciò che si produce in loco, ossia lo scarso pescato, a prezzi rigorosamente popolari, a cui viene un ictus che lo lascia paralizzato e in stato quasi vegetativo. Per assisterlo e sistemare questioni ereditarie si riuniscono i tre figli: Armand, l'unico rimasto che si occupa del ristorante; Joseph, un ex operaio diventato dirigente e poi conferenziere, depresso e in piena crisi di mezza età, con una compagna molto più giovane, e Angèle, una attrice teatrale diventata famosa e con una ferita inguaribile che l'ha allontanata dal padre: la morta, accidentale, della figlia che gli aveva affidato. La vicenda si svolge nell'arco di poche giornate di un inverno soleggiato, che vede i tre fratelli decidere il da farsi in un luogo ormai senza vita, dove gli ultimi residenti se ne stanno andando perché gli affitti sono diventati insostenibili e i proprietari, o meglio i loro eredi, preferiscono dare in locazione gli appartamenti a settimane o, al più, a stagione: il borgo della solidarietà operaia è ormai diventato soltanto un luogo pittoresco tra le calanques da sfruttare turisticamente. Anche il giovane medico che ha in cura il vecchio e i cui genitori vivono ancora lì sta per emigrare a Londra, rimane soltanto un pescatore dall'aspetto infantile e sognante, da sempre innamorato di Angèle. Ciò che accade nei pochi giorni di convivenza li porta tutti ad affrontare i propri fantasmi, sia presenti sia passati, e la scomparsa di due anziani vicini, nonché il ritrovamento casuale di tre giovanissimi ragazzini siriani sfuggiti a un naufragio come anche alle retate dei militari per rimpatriarne i superstiti stravolge i loro programmi cambiando loro completamente prospettiva, e non aggiungo altro perché il mio consiglio è quello di andare a vederlo e scoprirlo da soli. Cinema pulito, rigoroso, coerente però mai pedante e capace di dire le cose dure con leggerezza, Guédiguain guida senza alcuna difficoltà un gruppo di attori a cui si affida da sempre, tra cui sua moglie Ariane Ascaride. Si esce dalla con qualcosa in più, sia da un punto di vista emozionale sia da quello della comprensione.

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