venerdì 9 giugno 2017

Fortunata

"Fortunata" di Sergio Castellitto. Con Jasmine Trinca, Stefano Accorsi, Nicole Centanni, Alessandro Borghi, Edoardo Pesce, Hanna Schygulla. Italia 2017 ★★=
Fortunata lo è Margaret Mazzantini ad avere un marito devoto come Sergio Castellitto che si ostina  benevolmente a tradurre in film i polpettoni melodrammatici di cui è inesausta produttrice; molto meno la pur brava Jasmine Trinca a doversi immedesimare in una borgatara sulla trentina, parrucchiera a domicilio e al nero, separata da poco da un marito manesco e ignorante che fa la guardia giurata, e madre di una bimba di otto anni, Barbara, costretta dal giudici dell'affido a sottostare a un ciclo di sedute psichiatriche per problemi comportamentali (per reazione sputacchia addosso a chiunque). Terapeuta è Patrizio, interpretato da Stefano Accorsi, il quale più che curare la bambina pensa a psicanalizzare la bella madre, riuscendo a individuarne i punti deboli da sfruttare per conquistarla, in barba a qualsiasi deontologia professionale che pure invoca all'occorrenza in altre circostanze. Altre figure di contorno l'ex marito stalker e ricattatore; Chicano, vicino di casa e socio in affari di Fortunata, un ex (?) tossicodipendente troppo sano per essere vero, personalità bipolare convivente con una madre ex attrice di teatro tedesca in preda all'Alzheimer (una rediviva Hanna Schygulla), che di mestiere fa il tatuatore e la affiancherebbe nell'avventura di aprire un negozio suo, per il quale si fanno dare denaro a strozzo dalla comunità cinese che vive nel quartiere, Torpignattara per la precisione, a Roma. Oltre al pianerottolo e ai progetti per il locale, i due hanno in comune la compulsione per la schedina del Superenalotto. A un tipo così Fortunata lascia la custodia della figlioletta, di cui è conteso l'affido, per una scappatella in moto tra Genova e il casinò di Sanremo con Patrizio, finché Barbara non ha un incidente che la porta in ospedale e fa precipitare i due piccioncini fuggitivi a Roma. Tutta l'improbabile vicenda si svolge nell'arco di non più di un paio di settimane a cavallo di Ferragosto, dalle sedute psicoterapeutiche di Barbara, alle udienze dal giudice, all'innamoramento di parrucchiera e giovane medico, un altro infelice a modo suo: invariabilmente tutti quanti i disagi e le manifestazioni caratteriali dei personaggi hanno origine in un qualche trauma infantile, che per lo più è il fatto di essere rimasti orfani in circostanze tragiche oppure abbandonati, puntualmente, dal padre che a sua volta è un malvivente, un avventuriero, un tossico e comunque un figlio di puttana. Non che non si diano storie anche ben più tristi e scabrose nella realtà, ma l'impressione che se ne trae è un mondo fantastico di sfighe e stereotipi che esiste solo nella fantasia della Mazzantini, che lo descrive come farebbe un turista straniero dopo un paio d'ore di passeggiata lungo l'Acqauedotto Adriano ar PIgneto con immancabile sfondo ozpetekiano der gazometro. Castellito, a cui probabilmente si deve il generoso coinvolgimento dei colleghi Trinca e Accorsi, cerca di rendere la mappazza digeribile e vagamente verosimile e quasi ci riesce, perché il film non risulta inguardabile e anzi ha un buon ritmo ed è girato bene, però non ci siamo nel complesso: se nasci tondo non puoi morire quadrato, e se i libri della Mazzantini sono quel che sono e la sceneggiatura la scrive lei, nemmeno Fellini ne avrebbe tratto un capolavoro. 

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