martedì 22 settembre 2015

L'attesa

"L'attesa" di Piero Messina. Con Juliette Binoche, Lou de Laâge, Giorgio Colangeli, Domenico Diele, Antonio Folletto, Corinna Lo Mastro, Giovanni Anzaldo. Italia 2015 ★★★★½
Convincente e promettente l'opera prima di Piero Messina, finora conosciuto come aiuto-regista di Paolo Sorrentino, in concorso alla 72ª Mostra Internazionale del Cinema di Venezia e completamente ignorata in sede di premiazione: sono curioso di verificare cos'ha trovato di meglio la prestigiosa giuria... Col suo "maestro" Messina ha sicuramente in comune il senso estetico e il gusto del particolare, un'ottima fotografia, una particolare sensibilità nell'abbinare l'immagine al suono, che riveste un ruolo importante, e l'apprezzabile tendenza a riempire di significato i pochi, essenziali dialoghi che avvengono durante il film: non per questo si tratta di un lavoro manierista, e la capacità di raccontare attraverso una storia l'invincibilità del dolore più profondo, come quello della perdita del figlio da parte di madre, è tutta merito dell'autore. In una magnifica e vecchia villa sulle pendici dell'Etna, dove vivono Anna e l'inserviente Pietro, si è appena compiuto un lutto quando, inaspettatamente, da Parigi arriva Jeanne, la giovane fidanzata del figlio di Anna, Giuseppe, per le vacanze di Pasqua, in un tentativo di rimettere in piedi il loro rapporto dopo un periodo di crisi. Gli lascia messaggi sulla segreteria del cellulare, a cui non ottiene risposta, e quando chiede ad Anna cosa ne è di lui la donna rimane nel vago dicendo che è morto suo fratello e che il figlio è molto preso e tornerà tra qualche giorno, in tempo per festeggiare insieme la Pasqua, e in questa situazione sospesa, l'attesa per l'appunto, nasce e si sviluppa il rapporto tra le due donne, che imparano a conoscersi e la cui comprensione reciproca è avvantaggiata dal fatto d'essere entrambe di origine francese, e intelligentemente è in questa lingua che avvengono i dialoghi, sottotitolati, tra Anna e Jeanne, dove da un lato c'è l'intenzione da parte della madre di Giuseppe di evitare di dare un dolore che è molto più grande di un ipotetico abbandono alla ragazza, ma soprattutto è un modo per far continuare a vivere, in una dimensione che è proprio l'attesa delle due donne, il figlio, fino al disvelamento simboleggiato in una potente scena di una delle processioni della Settimana Santa a Caltagirone (la città della ceramica, non a caso luogo nascita del regista). Un film molto suggestivo, dalle immagini potenti, come lo sono i panorami dell'isola, molto siciliano (richiamare alla memoria Pirandello, ma anche Verga, è perfino banale) ma per nulla folcloristico, che si avvale delle interpretazioni intense ma al contempo controllate e sensibili sia della Binoche sia della giovane e dolce Lou de Laâge, senza dimenticare quella essenziale, di rara efficacia, del bravissimo Giorgio Colangeli. Visto che non l'ha fatto la giuria veneziana, mi auguro che ci pensi il pubblico a premiare questo gran bel film.

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