sabato 15 marzo 2014

Lei

"Lei" (Her) di Spike Jonze. Con Joaquin Phoenix, Amy Adams, Rooney Mara, Olivia Wilde, Chris Pratt, Matt Letscher, Laura Kai Chen. USA 2013 ★★★½
Commedia sentimentale ambientata in un futuro assai prossimo, in una società autistica dove l'uomo si "interfaccia" con tablet, smartphone, videogiochi e realtà virtuali e ambientato in una Los Angeles in versione sterilizzata ma al contempo ispirata alla realtà, il film utilizza temi cari alla fantascienza, come la coscienza del robot, per raccontare, attraverso una autentica e intensa storia d'amore tra un uomo e una macchina, quanto vi è di eternamente umano: il percorso della presa di coscienza di sé e la capacità di accettarsi, premessa indispensabile per qualsiasi rapporto a due, fosse anche un sistema operativo come è "Lei", Samantha, che nell'originale ha la voce di Scarlett Johansson e nella versione italiana quella, suadente e convincente, di Micaela Ramazzotti. Perfettamente nella parte è anche Joaquin Phoenix, il quale ha un che di robotico di suo, nei panni del malinconico Theodore, che di professione scrive lettere sentimentali per conto terzi particolarmente efficaci grazie alla sensibilità della sua "parte femminile" particolarmente sviluppata, che non riesce, dopo parecchio tempo, a superare il trauma della separazione dalla moglie Kathrin, con cui è cresciuto senza, tuttavia, evolversi assieme. Percorso che non è pronto a intraprendere con donne in carne e ossa e invece riesce a fare in sintonia con Samantha, che a sua volta cresce con lui imparando a conoscere reazioni ed esigenze umane, fino a farle proprie, almeno fino a un certo punto, ossia lo scoglio dell'accettazione dell'altro che passa attraverso quella di sé stessi. Sarà così che Theodore riuscirà, scrivendo poche e sentite righe alla sua ex moglie, dopo averla rivista per firmare finalmente le carte del divorzio, a superare il trauma della sua perdita e a essere forse pronto per affrontare un rapporto con l'amica del cuore e vicina di casa, Amy (la brava Adams), anche lei rimasta sola, che prenda una forma diversa. Geniali sono alcuni passaggi, tra cui un incontro erotico con una ragazza vera che Samantha coinvolge come alter ego per provare sensazioni fisiche, e che va a rotoli a causa della fedeltà che Theodor nutre per la Samantha virtuale, e la gelosia di lui quando scopre che Samantha intrattiene rapporti anche con gli altri clienti che l'hanno installata e gli presenta niente meno che Alan Watts, che ha incontrato nelle sue ricerche in rete, con cui si lanciano in una discussione filosofica. In alcuni tratti la pellicola patisce di una certa lentezza, ma a posteriori non guasta perché lascia il tempo per riflettere e gli spunti non mancano, a cominciare dall'approccio con la tecnologia che, secondo Spike Jonze, qui sceneggiatore oltre che regista, non va demonizzata di per sé: dipende dall'uso che se ne fa. Interessante e non banale. 

Nessun commento:

Posta un commento