giovedì 20 febbraio 2014

Smetto quando voglio

"Smetto quando voglio / Meglio ricercati che ricercatori" di Sydney Sibilia. Con Edoardo Leo, Valeria Solarino, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero de Rienzo, Stefano Fresi, Lorenzo Lavia, Pietro Sermonti, Neri Marcorè. Italia, 2013 ★★★½
Molto incoraggiante l'esordio nel lungometraggio da parte di Sydney Sibilia, 33enne regista salernitano, che confezione una commedia all'italiana non banale, decisamente divertente, girata con ottimo ritmo e una fotografia efficace e accattivante, che si riallaccia alla tradizione migliore saltandone a pie' pari gli epigoni più sfiatati e poveri di idee. Lo spunto è tratto dalla realtà, ovvero dalla situazione disastrosa dell'università italiana, divelta dalla baronia post sessantottina che ha sostituito, in peggio, quella che l'ha preceduta e pronta a trasformarsi nella gerontocrazia che domina anche la vita politica, in cui le intelligenze migliori sono espulse o messe nelle condizioni di non lavorare, con le conseguenze che conosciamo nel campo della ricerca. Salvo scegliere la via dell'emigrazione, sono costrette a un umiliante precariato, a meno di non fare come il 37enne Pietro Zinni (Edoardo Leo), costretto a integrare con ripetizioni private un modesto assegno di ricerca per uno studio estremamente promettente, e quando questo non gli viene rinnovato insieme a un collega (un bravissimo Stefano Fresi, ottimo musicista e, a tempo perso, attore) ridotto a fare i lavapiatti in un ristorante cinese, riesce a trovare il modo di sintetizzare la molecola per un nuovo stupefacente che non rientra ancora tra quelli che catalogati come sostanze vietate dal ministero della Salute, e che non risulta pertanto illegale, mentre lo è lo lo spaccio, per il quale inventano sistemi curiosi e assemblano una banda di brillanti laureati ed ex ricercatori sul lastrico e costretti al precariato, e il profitto che ne deriva. Le conseguenze sulle loro vite e i loro rapporti personali sono esilaranti quanto la smart drug che smerciano, alla faccia delle intenzioni di non farsi notare, e naturalmente vengono smascherati sia dalla concorrenza (anch'essa, si scoprirà, in mano a un personaggio sorprendente) sia dalla polizia. Finisce con un rétour à la normale, ossia al precariato, salvo per Zinni, che patteggia la pena assumendosi tutte le responsabilità, e preferirà rimanere in carcere nonostante possa avanzare richiesta di libertà anticipata perché e ha trovato un lavoro e uno stipendio sicuro che possa tamponare le pretese di una fidanzata ottusamente perbenista: insegnare chimica ai detenuti a caccia di diploma. Buona parte del merito della riuscita del film va a un cast felicemente assortito e bene affiatato, dove soltanto la Solarino (la figa de legn di cui sopra) risulta, per l'appunto, piuttosto legnosa, ma forse la sceneggiatura la voleva proprio così e lei non ha fatto fatica ad adeguarsi. Le premesse sono buone, la speranza è che Sibilia continui su questa strada. 

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