mercoledì 13 novembre 2013

Giovane e bella

"Giovane e bella" (Jeune et jolie) di François Ozon. Con Marine Vacth, Géraldine Pailhas, Frédéric Pierrot, Fantin Ravat, Johan Leysen, Charlotte Rampling, Nathalie Richard, Diédjé Apali. Francia, 2013 ★★★★
Spiazzante, provocatorio, mai banale, François Ozon ha colpito ancora indagando sul suo tema preferito: i misteri e le ambiguità dell'adolescenza e il passaggio nel mondo degli adulti con sullo sfondo il rapporto ipocrita e ambivalente con la sessualità di questi ultimi. Isabelle è la giovane e bella liceale parigina di buona (e progressista) famiglia che il regista segue durante l'arco di quattro stagioni con la colonna sonora, sempre graditissima, della grande Françoise Hardy. In estate, in vacanza al mare con la famiglia e una coppia di amici altrettanto "moderni" e"democratici", perde la verginità di sua iniziativa, in modo chirurgico, come per levarsi un dente del giudizio, con un ragazzo bello, scemo e pure tedesco di cui non le importa nulla; in autunno, rientrata a Parigi, comincia a prostituirsi con uomini anche molto più anziani mettendo annunci su un sito internet: con uno, George, sulla settantina, il rapporto si fa più profondo, finché questo non ci rimane secco durante un amplesso, per cui viene scoperta dalla polizia, da cui la famiglia viene a sapere della faccenda mentre nessuno, e meno che mai la madre, tanto disinvolta, giovanilista, comprensiva e persino "complice", ci capisce qualcosa, senza neanche lontanamente immaginare (anche perché Isabelle quello che guadagna non lo spende) le attività della ragazza, che finisce per picchiare nel colmo di un delirio solipsista (pentendosene subito, perché non sarebbe "politicamente corretto") non per il "male" che avrebbe fatto a sé stessa ma per avere ferito lei, sua madre. In famiglia Isabelle diventa un'osservata speciale e si moltiplicano le attenzioni nei suoi confronti e naturalmente viene mandata anche da uno pisichiatra, ma lei, che possiede la dote naturale di mandare tutti quanti in cortocircuito e in contraddizione con sé stessi, non fatica a mettere in seria difficoltà anche quest'ultimo. Giunge la primavera e sembra tornata la normalità quando Isabelle inizia una relazione con un coetaneo del suo stesso ambiente, immediatamente accolto come un membro dalla progredita famiglia tipicamente intellettuale sinistrorsa, ma è una normalità in cui Isabelle non si ritorvoa, preferendo alla fine che alla sua bellezza, gioventù e talento sia almeno riconosciuto un valore, piuttosto che la sbadata attenzione del mondo "normale" che la circonda, e la vicenda si chiude con l'incontro, sollecitato dalla moglie di George, interpretata da una intensa e sempre bravissima Charlotte Rampling, nella stanza d'albergo in cui il marito era morto tra le braccia di Isabelle, e tra le due donne si instaura un breve ma intenso rapporto di interesse reciproco e senza giudizi preconcetti, quello che a Isabelle, al di là delle apparenze, manca completamente nelle sue relazioni famigliari o d'amicizia. Ozon si conferma un maestro nel mostrare i meccanismi delle relazioni famigliari che studia con attenzione da entomologo, e questo grazie anche alle scelta puntuale degli interpreti, magistrale anche in questo caso. Caso vuole che in Italia il film sia uscito nelle sale in coincidenza con l'ennesimo "scandalo" di prostituzione minorile d'alto bordo, fenomeno non nuovo che suscita un'attenzione pruriginosa alimentata dai media da un lato, e da pseudo analisi di una superficialità e banalità disarmanti dall'altro: tra gli altri meriti  della pellicola, primeggia quello di sbattere in faccia, senza violenza, una realtà che non si vuol vedere quando tocca da vicino o si dribbla sentenziando a vuoto ma non prendendola per quello che è.

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