martedì 15 ottobre 2013

Mare nostrum o mare eorum?

Grandi peana e suoni di fanfara per l'avvio dell'operazione Mare Nostrum, così battezzata in un impeto di megalomania e con grande sprezzo del ridicolo, come se il Mediterraneo non fosse dal dopoguerra la pozza in cui sguazza la Sesta Flotta USA, la cui base nonché comando si trovano, per chi non lo sapesse, a Napoli, e a cui la nostra Marina e quelle degli altri Paesi alleati non fanno altro che da supporto. Operazione di carattere militare e umanitario, come se non si trattasse di un ossimoro, che "prevede il rafforzamento del dispositivo di sorveglianza e soccorso in alto mare per incrementare il livello di sicurezza delle vite umane", secondo le parole del ministro della Difesa Mario Mauro. Due le domande che sorgono spontanee: perché non prima, dato che sono più di vent'anni che centinaia di imbarcazioni all'anno fanno rotta verso le nostre coste, incorrendo puntualmente in incidenti facilmente prevedibili che finiscono per causare vere e proprie stragi di innocenti? E perché non c'è mai stata una volta che le navi e i relativi equipaggi della suddetta Sesta Flotta, che incrociano diuturnamente sulle rotte utilizzate dai moderni negrieri e sono dotate dei più sofisticati mezzi di rilevamento e comunicazione, siano intervenuti, prestando soccorso ai naufraghi o lanciando quantomeno degli allarmi tempestivi? Eppure sono il braccio operativo di governi, di qualsiasi orientamento siano, che col pretesto di garantire ed espandere i diritti umani non esitano a imbracciare le armi e intervenire negli affari interni di un altro Paese; da queste parti, tramite la NATO, bombardando proprio la Libia, solo due anni fa, allo scopo di far cadere ed eliminare Gheddafi, coi risultati che sono sotto gli occhi di tutti, anche se quasi nessuno ne parla. Meno che mai i mezzi d'informazione italiani. 

1 commento:

  1. Qualcuno sì, ne parla:
    "...Con la sua abituale lucidità Manlio Dinucci denuncia tanto l'ipocrisia dell'Italia quanto, in più, l'Europa nella sua globalità. Egli scrive «Vergogna e orrore»: sono i termini utilizzati del presidente delle repubblica Napolitano a proposito della tragedia di Lampedusa. Essi dovrebbero essere usati, più correttamente, per definire la politica dell'Italia nei riguardi dell'Africa, in particolare della Libia, da cui proveniva il barcone della morte. Prima il governo Prodi, il 29 dicembre del 2007 sottoscrive l'Accordo con la Libia di Gheddafi per «ostacolare i flussi migratori illegali». L'accordo prevede delle pattuglie marittime congiunte davanti alle coste libiche e la fornitura alla Libia di un sistema di controllo militare delle frontiere terrestri e marittime. Ci costituisce a tale scopo un Comando operativo inter-forze italo-libico. La Libia di Gheddafi diventa così la frontiera avanzata dell'Italia e dell'UE per bloccare i flussi migratori dall'Africa. (5)

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